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Un’Italiana nel Chianti

Giovanna Navassa
8 luglio 2014

Italia, Toscana: un orizzonte di dolci colline, vigneti, luce soffusa, cascinali e ville d’altri tempi che si scoprono al termine di infiniti viali di cipressi. Un dipinto.
Questa è la classica immagine che i miei amici stranieri hanno dell’Italia, e mi sono sempre chiesta il perché. Anzi, a dir la verità, ho sempre pensato che fosse uno dei tanti luoghi comuni (che tanto mi infastidiscono e spesso totalmente falsi) che hanno di noi all’estero, e così ho sempre cercato di proporre altri luoghi da associare al mio Paese. Mannaggia a me…

Mi trovo in alta Toscana. Giorgio Trovato, Chef con cui avevo già avuto il piacere di lavorare precedentemente, mi chiede di essere sua ospite presso il Resort in cui lavora nei pressi di Siena. Non sono mai stata in questa zona… ma dista tre ore di macchina da qui, cosa faccio? Ma sì, andiamo. Arrivo a Siena in una giornata di sole, e la città mi mostra subito un’immagine stupenda di sé.

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Mi faccio attrarre da viuzze secondarie e, ad un certo punto, vengo attirata da un vociare che si fa sempre più potente man mano che mi avvicino… ed eccola: Piazza del Campo, una delle più belle piazze che io abbia mai visto. Anche invasa dai turisti riesco ad immaginarmela completamente vuota e silenziosa, ed è fantastica.

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Ho perso la cognizione del tempo, è tardi! Corro alla macchina e, per diversi chilometri, non sono molto cosciente, continuo a ripensare agli scorci che mi sono lasciata alle spalle oggi… poi, come in un film, alla fine di una strada in salita, mi ritrovo davanti quest’immagine.

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Bene Giovanna, la prossima volta stai zitta quando i tuoi amici associano il tuo Paese al Chianti. Giuro, non ho mai visto nulla del genere. Con tutto il rispetto per tutte le altre regioni d’Italia ovviamente, questo dipinto in cui mi trovo immersa è letteralmente mozzafiato. Non esagero, mi sento mezza ubriaca ancor prima di aver bevuto il mio solito aperitivo.

Ed ecco finalmente il Resort Villa Curina (http://www.villacurinaresort.com): nel silenzio della campagna, con questa luce abbagliante, vengo accolta a braccia aperte ed accompagnata nella mia stanza. Non posso aspettare, mi cambio e vado a curiosare. Una villa settecentesca, un labirinto di siepi, una piscina a picco sulla collina, a poca distanza una Cappella affrescata da Arcangelo Salimbeni nel 1573 e, non a caso, rinominata la piccola “Cappella Sistina del Chianti”. Ho proprio la sensazione che mi abbiano “regalato” tutto ciò che vedo, sola a godermi il mio regno.

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Al tramonto mi avvio verso il Ristorante. Non ho ancora incontrato lo Chef di persona, chissà come sarà. Con un curriculum del genere non so mai cosa aspettarmi, temo sempre di trovarmi di fronte ad un Cuoco impomatato con baffetti e accento francese pronto a squadrarmi dalla testa ai piedi… Scherzi a parte, mi accoglie con una potente stretta di mano e mi invita a gustarmi il panorama con un calice dello Champagne della Casa. Terrazza, vista sulle colline del Chianti da brividi, ottime bollicine (solitamente non sono un’amante dello Champagne – solitamente..), tramonto e, giusto per farmi ingolosire, la “gelatina di pappa al pomodoro e crema di burrata”.

Se la prima impressione è quella che conta, beh, ci possiamo proprio sbilanciare…

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La serata continua con un tripudio di sapori e sensazioni. Tutti i miei sensi vengono stimolati in perfetta alternanza. Ogni ingrediente sembra voler stupirmi più del precedente, in un’escalation di sensazioni. Questa non è cucina credetemi, è scienza. Chimica. Come mi confermerà dopo Chef Trovato, è come un appuntamento amoroso: in primis la vista è appagata dalla bellezza; poi si passa all’olfatto, ai profumi e sale l’acquolina in bocca. Poi il tatto e il gusto completano l’opera, i sapori esaltano le forme in un tripudio di sensazioni fino al “culmine”. Sembrerà esagerato, ma quando si riesce a godersi ogni istante ed ogni sfumatura, il tempo passa senza rendersene conto e l’appagamento è assicurato.

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Alcuni piatti degustati:
– Pici acciughe, capperi, pinoli, briciole di pane piccanti, pomodorini crema di mozzarella. 
– Caprese con emulsione al dragoncello, crema di burrata, datterino, pomodoro secco, germoglio di sedano fritto e briciole di pane tostato.

– Tonno del chianti su zoccolo di cannellini e salsa ai lamponi

– Bauletti di orata, piccadilly confit e julienne di pomodoro secco

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A fine serata conosco tutta la crew, composta da ragazzi giovanissimi e soprattutto sorridenti. Non capita spesso di vedere un ambiente così rilassato in una cucina a fine serata. Si vede che alla fine siamo tutti soddisfatti!

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Mattina soleggiata, brezza leggera, mi preparo per una bella colazione. Mi aspetta un’intervista allo Chef. Alle 11,00 mi raggiunge in cortile sotto il gazebo. È in “borghese”, auricolare e cellulare alla mano. Mi ha concesso del tempo nel suo giorno libero. Non ho voglia di fargli le solite mille domande da giornalista, e lui credo non abbia nessuna voglia di rispondere sempre alle stesse cose. Mi limito quindi a soddisfare le mie curiosità da “zabetta” di paese…
Mi racconta che quando era piccolo si trovava spesso con mille cugini a casa della nonna che, per fargli passare il tempo, gli metteva “le mani in pasta”. La prima vera cena l’ha preparata invece da adolescente e, a quanto pare, il giorno di Natale è stato dedicato a pulire tutto il disastro che aveva combinato la sera precedente in cucina.
Ciascuno di noi associa un determinato alimento, oppure un piatto, ad un momento della propria vita. Per lo Chef il cibo è diventato un modo per sedurre e dedicare un’emozione alle donne della sua vita, lo studio di una sensazione provata è stato utile in cucina per cercare di riprodurre gli stessi effetti, in modo da rendere ogni ricordo più vivido, evocando sapori, profumi.
Il menu da lui studiato per “il Convito” parla della storia e delle tradizioni toscane, “un viaggio sensoriale per il commensale”. “La cucina – spiega – rappresenta l’esternalizzazione dei cinque sensi: deve essere un’esperienza che perdura nel tempo, non un attimo fugace. Cucinare piatti capaci di emozionare costituisce un atto di ringraziamento verso chi ci ha scelto dedicandoci il suo tempo”. La parola d’ordine per Chef Trovato è “esaltazione”, iniziando dai prodotti di nicchia, per poi passare alla materia prima prodotta da quelli che lui stesso definisce “artigiani del gusto”, ovvero i “piccoli” produttori locali. Il menu principale è differenziato con tre proposte: “Dall’Orto della Villa” con i prodotti raccolti direttamente dall’orto coltivato dallo chef nel terreno esterno al ristorante; “Dalla terra” con piatti tipici della cucina tradizionale toscana contaminati dalle culture culinarie internazionali, “Dal mare” esaltazione dei prodotti ittici dei mari nostrani.
L’esperienza culinaria come dono di un’esperienza ad una persona, questo ha portato lo Chef a dar vita insieme ad altri colleghi alla Federazione Italiana Professional Personal Chef (FIPPC). La professionalità e la soddisfazione del cliente sono difficili da ottenere, è necessaria una certa sensibilità e la voglia di essere un po’ “psicologi” per capire esattamente come creare la cena perfetta.
L’ultima cosa che mi racconta, e che mi fa sorridere visto che per me è esattamente lo stesso, è che adora viaggiare. Il viaggio è importante per aprire la mente a nuove emozioni, e anche la cultura gastronomica del luogo in cui ci si trova rappresenta uno dei modi più semplici per comprendere una cultura ed entrare nello spirito del Paese. Colpita e affondata. Non potevo trovare una persona più vicina al mio modo di vedere le cose.
La conversazione diventa sempre più piacevole, una classica chiacchierata tra amici, e vengo invitata a non perdermi il Palio… Bene, ci rivedremo molto presto Villa Curina.

Non esiste società che tratti il cibo in modo razionale, tenendo solamente conto del valore nutritivo degli alimenti, ed è per questo che, per ciascuno di noi, le valenze dell’alimentazione sono radicate, oltre che su complessi valori culturali, sulle consuetudini della propria famiglia e sulla carica emotiva che ne deriva” (Nella Livings)

Giovanna Navassa


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