Università di qualità e collegate al mondo del lavoro la ricetta anti-crisi

staff
7 maggio 2012

Modernizzare i sistemi d’istruzione superiore in Europa come risposta alla crisi occupazionale. È questo il senso di una risoluzione votata a maggioranza dal Parlamento europeo che ha individuato alcuni punti chiave dell’azione riformatrice: apprendimento permanente, mobilità degli studenti, maggiore collegamento con il mondo del lavoro, criteri di valutazione degli istituti. In particolare l’Europarlamento propone di introdurre regole chiare e uniformi con cui stilare classifiche paneuropee degli istituti d’istruzione superiore, permettendo così ai futuri studenti di effettuare una scelta informata dell’università cui iscriversi e fornendo loro informazioni complete sui diversi atenei. Di qui l’appoggio all’iniziativa della Commissione di varare, in cooperazione con tutte le istituzioni, gli studenti e gli altri soggetti coinvolti, uno strumento per la classificazione differenziata degli istituti d’istruzione superiore e il loro inserimento in una graduatoria di valore. Sul collegamento al mondo del lavoro viene affermata la necessità di migliori servizi di orientamento professionale con l’invito agli istituti d’istruzione superiore e alle istituzioni responsabili del settore dell’istruzione a livello regionale, nazionale ed europeo, a monitorare le tendenze dei fabbisogni del mercato, in modo da corrispondere in modo più preciso alle future necessità in termini di opportunità di apprendimento. Nonché di monitorare gli sbocchi occupazionali dei laureati e sviluppare una banca dati internazionale, simile all’AlmaLaurea, che aiuti i laureati a individuare valide opportunità di lavoro, di formazione, di studio e di ricerca. Infine la mobilità per cui viene ribadita come fondamentale la competenza linguistica. Necessario il potenziamento dello studio presso altre università nell’ambito del programma Erasmus, con l’invito agli Stati membri, alla Ue e ai sistemi europei d’istruzione superiore, a valutare la possibilità di promuovere, all’interno del ciclo di studi, un periodo di formazione obbligatorio presso un’università di uno Stato membro diverso da quello di appartenenza dello studente. Importante poi il rafforzamento del “processo di Bologna”, per promuovere il riconoscimento reciproco dei diplomi e dei titoli in tutti gli Stati membri. L’obiettivo è quello di raggiungere un livello di mobilità del 20% dei laureati europei entro il 2020. Secondo la strategia Europa 2020, entro quell’anno almeno il 40% delle persone tra i 30 e i 34 anni in Europa dovrà essere titolare di un diploma d’istruzione superiore, tenuto conto della stima secondo cui il 35% di tutti i lavori nell’Ue richiederà qualifiche di questo tipo mentre solo il 26% della forza lavoro dell’Ue aveva raggiunto questo livello di qualifica nel 2010. Alcuni numeri danno l’idea della situazione dell’istruzione nell’Ue. Nel 2010 la disoccupazione tra coloro che sono in possesso di un diploma d’istruzione superiore si attestava al 5,4%, contro una percentuale superiore al 15% tra coloro che hanno completato solamente l’istruzione secondaria inferiore. Le donne rappresentano oltre il 60% dei laureati ma, per esempio, appena il 9% delle università ha una donna a capo del personale. Ben 75 delle 200 migliori università a livello mondiale si trovano negli Stati membri dell’Ue e 200 dei 4.000 istituti d’istruzione superiore d’Europa sono classificati tra i migliori 500 del mondo. L’auspicio dell’Europarlamento è che gli Stati membri raggiungano l’obiettivo dell’investimento del 2% del Pil nell’istruzione.

 

On. Lara Comi