Arte

Uno sguardo sull’Armenia: la Galleria Nazionale

staff
12 gennaio 2013

Un Paese distante e raramente sotto i riflettori mediatici: così può apparire la Repubblica di Armenia.
Una miniera di suggestioni e fascinazioni artistiche e simboliche: così vorremmo considerarla in questa sede.
Radici culturali da scavare, alimentate ed insieme soffocate dai giganti geopolitici confinanti: Turchia e U.R.R.S. (oggi Azerbaigian). Una tradizione ancestrale da scoprire: dai vasi, bassorilievi e statue monolitiche del I millennio, la creatività è poceduta inesorabile fra influenze ellenistiche, creazioni originali, quali le medievali “pietre-croci”(katchkar), e la pittura sacra, per svilupparsi più recentemente a seguito della decisiva ricezione dell’impostazione artistica russa.
Non stupisce allora che l’Armenia possa ospitare nella sua capitale, Yerevan, un museo di notevole pregio, la National Gallery of Armenia (NGA). Si tratta di uno dei più grandi spazi espositivi del Paese: contiene 26 000 opere d’arte e riceve un notevole afflusso di visitatori ( 65 000 nel 2008 ).
Il museo è strutturato in 56 sale, al fine di delineare un percorso chiaro sotto un profilo illustrativo e divulgativo, ma insieme ampio e affascinante, pertanto adatto a stimolare gli interessi di un pubblico eterogeneo. E la discordanza, insieme dialettica e polemica, può fungere anche da chiave di lettura delle opere esposte: Aivazovsky, Sarian, Kandinsky e Donatello sono solo alcuni dei celeberrimi artisti ospitati.
La suddivisone della NGA in 4 sezioni rivela un dialogo culturale fra diverse tradizioni artistiche, di cui si tenta di rappresentare le svariate specificità senza l’arroganza di annullarne le rispettive specificità.
Nel settore specificatamente dedicato all’Armenia possiamo ammirare pitture e sculture di autori poco noti in Occidente, ma meritevoli di apprezzamento in quanto sintomatici di un’autenticità espressiva peculiare; solo per riportare alcuni nomi: Vardges Sureniants (1860-1921), Sepan Aghajanian (1863-1940), Panos Terlemezian (1865-1941), Eghishe Tadevosian (1870-1936), Gevorg Bashinjaghian (1857-1925), Martiros Sarian (1880-1972), Hakob Kojoyan (1883-1959), Martiros Sarian’s (1880-1972) e Minas Avetisyan (1928-1975). Vortice in tensione fra romanticismo, realismo, impressionismo, modernismo, simbolismo ed arte locale, il genio armeno rifulge luminoso.
Altrettanto interessanti, anche se meno originali, le sezioni dedicate alla Russia, all’Europa occidentale ed all’arte decorativa.
Un museo, in definitiva, da encomiare per il coraggio e la carica propositiva di un popolo cui la storia ha imposto molta sofferenza; una comunità cui l’arte può offrire identità e prospettive esistenziali propulsive.

Luca Siniscalco


Potrebbe interessarti anche