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Unusual textiles: Il Fuori Salone di Ventura Lambrate

staff
11 luglio 2012

Il Fuori Salone di Ventura Lambrate, alternativa nordica all’ormai consolidata zona Tortona, ha offerto, accanto a innovative proposte d’arredamento design, anche una serie di lavori che, partendo dal tessile, ne hanno dato nuove interpretazioni, inventandone spesso inconsueti utilizzi.
La zona Ventura Lambrate ha avuto il suo esordio tre anni fa grazie all’intraprendenza di due giovani designer olandesi, Margriet Vollenberg e Margo Konings, titolari a Utrecht dello studio “Organisation in design”. 25 erano gli espositori della prima edizione, saliti a 45 nella seconda, per arrivare quest’anno a 90, con 600 designer provenienti da 33 paesi, non solo del Nord Europa, ma da tutto il mondo, inclusi gli Stati Uniti e l’estremo Oriente, Cina compresa. Oltre 60.000 sono stati i visitatori, con più di 1.000 giornalisti accreditati. Lo spazio occupato, che comprendeva capannoni dismessi, garage, gallerie in prestito e ogni possibile area espositiva compresa fra le vie Ventura, Massiminiano, Oslavia e Arrighi, ha superato nel 2012 i 13.000 metri quadrati. Ora le organizzatrici si propongono di portare Ventura a Kortrijk, in Belgio, in occasione della Biennale Interieur, in programma dal 20 al 28 ottobre.

Gli aspetti da sottolineare nel Fuori Salone di zona Ventura Lambrate 2012, al di là della indiscussa creatività e della capacità di sperimentazione dei progettisti, quasi tutti giovani emergenti, sono in primo luogo il frequente riferimento all’ecologia e alla sostenibilità, oltre che a nuove tecniche di riciclo dei materiali di scarto, aspetti oggi non più trascurabili da chi disegna sia mobili che strutture architettoniche. Così, grande spazio è stato dato all’uso di materiali e filati naturali (come il lino, il cotone, la canapa, la seta), usati accanto alle più diverse essenze del legno. Un altro elemento che è emerso con forza dall’esposizione è stato l’accento posto sull’importanza delle più consolidate conoscenze artigianali nonché manuali, con la riscoperta, nel caso del tessile, dell’antica arte dell’intreccio, con l’utilizzo di strumenti desueti come l’uncinetto o l’ago. Il tutto con l’obiettivo di salvare un patrimonio di conoscenze e di abilità che non devono andare perse per sempre. Concetto, questo, ben sottolineato proprio dalle nuove generazioni. Persino dal mondo dell’abbigliamento e della moda i designer di Ventura Lambrate hanno tratto stimoli interessanti. Così si sono visti i divertenti mobili della collezione Puffy dell’americana Jessica Carnevale, rivestiti di tessuto imbottito ispirato ai giacconi in piumino, lucidi e morbidissimi. Qui sete dai colori cangianti e vivaci, lucenti satin e fibre sintetiche si univano per offrire un piacevole effetto “gonfiato”. Il Bernotat&Co Design Studio di Amsterdam ha proposto, nella mostra “Chair Wear”, sedute moderne o classiche, ricoperte da veri e propri “abiti”, realizzati con tessili inaspettati, dal tessuto in lino alla maglia tubolare fino all’intrecciato, tanto che sembravano uscire da una sfilata più che da un’esposizione d’arredamento design. Un modo creativo, questo, per stimolare anche il riciclo o il rinnovo di vecchie sedie. Persino il colosso mondiale Ikea, presente quest’anno con un grande stand all’interno dell’ex fabbrica Faema, ha dato il suo contributo sia nell’area “abbigliamento” che in quella del “riciclato-rivisitato in chiave eco”. Della linea PS 2012 – che comprende 46 prodotti realizzati da 19 designer che si sono ispirati ai vecchi cataloghi e agli archivi storici dell’azienda svedese, rieditandoli in maniera sostenibile nelle forme, nei colori e nei materiali – è da segnalare una piccola abat-jour che Wiebke Braasch ha trasformato in una vezzosa lampada da terra, di dimensioni non trascurabili, che faceva però pensare a una graziosa ballerina in tutù, rivestita com’era di tulle, materiale utilizzato di solito nel mondo della moda. L’aspetto eco-sostenibile è stato risolto sfruttando la moderna tecnologia a LED che, utilizzando diodi di piccole dimensioni – che riflettono la luce e non scaldano -, non solo offre effetti teatrali, ma fa risparmiare fino all’85% di energia. A questo proposito, non si può non citare un originale e multiforme sistema di illuminazione, I like it. What is it?, progettato da Annebet Philips, che, ancora grazie all’utilizzo del LED, ha potuto realizzare una lampada in tessuto di maglia in grado di adattarsi e trasformarsi a seconda delle più diverse esigenze. Fantasiosa, oltre che divertente e risparmiosa. I lavori di due studi svedesi, quello di Mikael Löfström e Twistin’ of Sweden, radunavano un po’ tutti gli elementi che sono stati più sopra citati come caratterizzanti le proposte viste in zona Ventura. Questi progettisti lavorano con materiali naturali come lino, canapa, lana, carta, pino, betulla e frassino collaborando con artigiani, artisti e designer di generazioni differenti, producendo ogni cosa rigorosamente in Svezia, su piccola scala e con grande attenzione ai dettagli. Il loro motto? “Un oggetto non è solo un oggetto. È la risposta a una domanda, il risultato di una ricerca, un sogno che è stato realizzato”. Via dunque alle sperimentazioni, come, per esempio, con il tappeto realizzato utilizzando lino e muschio… Molta sperimentazione ha avuto bisogno, per arrivare al risultato finale, anche Undercover, progettata da Angelique Etman & Marie Gade-Lundie, all’interno della mostra olandese di Fabrikaat, una seduta sospesa, adatta per l’outdoor, molto confortevole e, soprattutto, in grado di offrire discrezione. Come un nido sospeso. Nasce dall’intreccio tipo crochet usando “fili di dimensione esagerata” in cotone, poi rinforzati sul lato esterno per resistere agli agenti atmosferici. Con un risultato di grande morbidezza all’interno e ottima resistenza all’esterno.
La mostra collettiva organizzata presso Plus Design, “The threads that bind us”, ha dato molto risalto alla “materia filata”, proponendo i lavori di giovani progettisti e artisti internazionali che, partendo da differenti tipi di lavorazione, hanno dato luogo a risultati molto diversi fra loro come diverse sono state le tecniche utilizzate, dalla tessitura al ricamo fino alla cucitura manuale. Fra questi va citata la designer italiana Loredana Bonora, che si è impegnata nella ricerca creativa basata sul recupero della pratica tradizionale del lavoro all’uncinetto per interpretare in maniera inedita oggetti di arredo per l’ambiente domestico. Impiegando anche filati “non tradizionali”, come la plastica e la rafia, e sperimentando tecniche d’intreccio con motivi variabili, per rivedere in chiave contemporanea un’antica pratica artigianale. Bertjan Pot, creativo olandese diplomato alla Design Academy di Eindhoven e considerato uno degli autori più interessanti della sua generazione, ha proposto, invece, una serie di maschere ornamentali, di chiara ispirazione etnica, che sono nate dalla pura sperimentazione, assemblando corde colorate, cucite insieme, in grado di dare origine a infinite possibilità espressive.
Florian Schmid, product designer tedesco con studio a Monaco, ha cercato, nella sua progettazione, di realizzare oggetti d’uso quotidiano, facendo però una ricerca sulle caratteristiche dei vari materiali e sull’applicazione di tecniche produttive fuori dal loro contesto originario. Nella mostra di Plus Design ha presentato la panca e la sedia Stitching Concrete, create da una “tela cementata” cucita insieme da fili di colore vivace. Qui il tessuto morbido e caldo incontrava il cemento, duro e freddo, giocando con l’illusione che la stoffa non è mai abbastanza forte per consentire alle persone di sedersi. Le due sedute sono così adatte sia per l’outdoor che per l’indoor e sono, inoltre, ignifughe, impermeabili, resistenti ai raggi UV oltre a non poter essere danneggiate da sostanze chimiche.
Al lavoro di Florian Schmid si può collegare la collezione di tavoli e sedie Folk&Love, disegnati da Officina Temporanea, che sono stati per l’occasione “vestiti” di tessuti di ispirazione folk-pop, ma “irrigiditi”, anche in questo caso, grazie a una nuova tecnologia di resinatura del tessuto brevettata dal marchio Rezina. In questo modo, sedute e piani mantengono la qualità tattile ed estetica tipica del tessile, pur se inseriti in una struttura di metallo. I tessuti, tutti a colori molto vivaci e in perfetta linea con l’ispirazione sessantottina “Peace&Love”, sono stati forniti da Society.
Facendo riferimento a utilizzi del tessile diversi dall’usuale, va menzionato, all’interno del gruppo TVL Express, che riuniva una serie di giovani progettisti israeliani, Tal Alkabas, che con il suo lavoro ha esplorato la tecnica di tufting Gun usata per realizzare tappeti sfruttando texture tradizionali, colori e lane naturali. Il tutto, però, applicato a complementi d’arredo come piccoli o grandi pouf oppure a un tappeto, con tavolino incorporato, per bere il tè in compagnia. Molto originale la grafica utilizzata che riprende i simboli benefici e protettori della dea Nekhbet e del sacro cobra Wadjet, detti nell’Egitto antico Nebty, ossia The Two Ladies.
A proposito di un uso insolito del tappeto, va citato infine anche Lee Broom, giovanissimo astro nascente del design inglese, che in pochi anni ha lanciato 5 collezioni di mobili e di luci e creato lo styling di oltre 40 negozi, ristoranti e bar, vincendo numerosi premi, incluso il “Best British Designer” ai British Design Awards del novembre scorso. Per lui l’importanza del processo di produzione, che nasce dalla collaborazione con abili artigiani inglesi, si manifesta nella creazione di pezzi unici contemporanei che mantengono, però, l’inconfondibile impronta britannica. Con l’evento “Public House” Lee Broom ha portato in via Ventura il sapore del tipico pub britannico, ricostruito con i pezzi delle precedenti collezioni, fra le quali va segnalata la terza, Heritage Boy, che propone mobili e complementi dove il tappeto persiano, presente spesso nelle case inglesi, viene reinterpretato sfruttandolo per rivestire un mobile, l’interno di una consolle e persino quello di una lampada. I tappeti di questa collezione sono in 100% lana e tessuti con la tradizionale annodatura Wilton, una tecnica che risale all’inizio del diciassettesimo secolo. Per continuare un’antica tradizione.

 

Marisa Stefanelli


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