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Green

USA e Cina finalmente d’accordo sul clima

Marta D'Arcangelo
14 novembre 2014

luukmagazine gas serra

Come molti sanno, Cina e Stati Uniti sono tra i maggiori responsabili dell’inquinamento atmosferico, provocando in totale circa il 45% delle emissioni di CO2; ma finalmente in questi giorni, dopo lunghe trattative, è stato raggiunto a Pechino un accordo tra Barack Obama e Xi Jinping per ridurre le emissioni di gas serra: gli USA si impegnano ad abbassarle del 25-28% entro il 2025, mentre il colosso asiatico si impegna a fermarne l’aumento entro il 2030 e a portare al 20% la percentuale di energia prodotta da combustibili non fossili, oltre che a sviluppare fonti di energia pulita e nucleare.

luukmagazine gas serra1

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, ha parlato di “un importante contributo all’accordo sul clima”, appuntamento che si terrà a Parigi alla fine del prossimo anno. Ma ancor più vicino è l’appuntamento di dicembre a Lima: “l’impegno di Cina e USA è un ottimo inizio”, dice Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia di WWF Italia; “vuol dire che non si arriverà all’ultimo momento con le carte coperte, mettendo a rischio il tentativo di concludere un accordo globale significativo. Tutti i governi devono ora accelerare il ritmo e la portata dei loro impegni, annunciando di voler porre fine ai sussidi aicombustibili fossili”.

È d’accordo anche Legambiente, che tramite il presidente Vittorio Cogliati Dezza afferma: “L’Unione europea deve essere meno timida nella sue scelte, era partita bene ma poi si è fermata. Anche il governo italiano deve puntare su questo mercato, che ci consentirebbe di uscire dalla crisi economica e climatica”.

luukmagazine protocollo kyoto

Più severo è invece Luca Iacoboni, responsabile Campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia: “Questi accordi sono ancora lontani dal cambiare le regole del gioco nella lotta al riscaldamento globale e dal dare una risposta efficace al problema dei cambiamenti climatici, le cui conseguenze sono ormai visibili”.

Un buon punto di partenza dunque, ma non un traguardo su cui adagiarsi.


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