Green

Vegea: per fare un abito ci vuole la vinaccia

Alessandra Buscemi
6 ottobre 2017

Mentre in vigna è giunto il momento di vendemmiare e raccogliere i frutti di un intero anno di cure, c’è chi vede in questo procedimento un ulteriore valore aggiunto. Dalla vinaccia – l’insieme dei semi e bucce dell’uva che si ricavano durante la produzione del vino – si possono infatti creare tessuti tecnici eco-sostenibili. La valorizzazione dei sotto prodotti delle lavorazioni agricole (che rappresentano circa il 10% del peso della materia prima vegetale) è un approccio innovativo e molto importante per la sostenibilità aziendale e, nel caso specifico, si propone anche di contribuire a ridurre l’impatto di una delle industrie più inquinanti.

Questa l’idea di Vegea, azienda produttrice di biomateriali destinati all’industria fashion e a quella del design. Nel processo produttivo di Vegea i derivati di natura organica vengono trasformati in un biomateriale dall’alto valore aggiunto: il modello di economia circolare adottato rappresenta infatti una risposta alle problematiche connesse al sistema economico lineare, che diventa sempre più insostenibile, inefficiente e costoso, in quanto legato allo sfruttamento di risorse non rinnovabili.

Insieme all’eco-designer Tiziano Guardini – vincitore del Green Fashion Carpet Award come Miglior Designer Emergente –  Vegea ha intrapreso una prima sperimentazione artistica che ha portato alla nascita di una capsule collection che nei colori e nello spirito ha un forte legame con la natura, la terra e la magia del nostro ecosistema. Apparentemente antitetici, moda e natura, si uniscono sempre di più.

Non solo: sono anche legati dal filo del Made in Italy che ha reso la moda e il vino nostrano una famosa eccellenza in tutto il mondo.


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