Arte

Velasco Vitali: una poetica delle città fantasma

Luca Siniscalco
26 luglio 2013

Suakin2011 Oil on canvasm

Un’arte che rincorre nei meandri della modernità le utopie perdute di un Novecento spesso colpevole di abbandonare le sue stesse creazioni in un oblio di memoria e di senso. Un’estetica potente e patetica, eterogenea e proteiforme nella sua tensione oltre ogni sedimentazione consuetudinaria, danzante fra l’incisività della linea e la forza del colore. Un approdo concettuale mai stabile, snodo transitorio e non punto d’arrivo, culmine di un percorso avviato da anni e destinato all’autosuperamento. Sono queste le suggestioni suscitate dalla mostra “Foresta Rossa. 416 città fantasma nel Mondo”, testimonianza della ricerca visionaria di Velasco Vitali. L’esposizione, allestita presso la Triennale di Milano ed aperta al pubblico sino al 1 settembre 2013, espone le opere pittoriche di un artista che all’estetica descrittiva e “fotografica” predilige la dimensione onirica e la trasfigurazione artistica.

Fayette station bridge 2013  31x23 am

L’arte di Velasco Vitali definisce un manifesto onirico e mitopoietico che, in una ricerca elastica, capace di estendersi inglobando nuovi soggetti per poi tornare a restringersi focalizzandosi su altri, propone una originale prospettiva sulla realtà circostante. Nella presentazione della mostra Vitali ha affermato che “compito dell’artista non è raccontare storie, bensì inventare mondi possibili”. L’arte acquisice pertanto una funzione utopica, generatrice di mondi potenziali non ancora in atto, distante tuttavia dalla degenerazione utopista che proprio la presente esposizione intende descrivere. La mostra della Triennale si ispira infatti alle numerosissime città abbandonate in tutto il mondo, numerose frutto di progetti a tavolino destinati al fallimento.

Maunsell Sea Forts 2012 m

Sono oltre 400 gli esempi catalogati e studiati da Vitali, in bilico fra il mito e la storia, la cronaca e l’attualità. Il titolo della mostra, e del ciclo complessivo, deriva dal colore assunto dalle foreste di Cernobyl a seguito della fuga radioattiva del 1986. Il colore rosso degli alberi dilaniati dall’uso sconsiderato della tecnica diviene simbolo di quella distruzione che ha fagocitato intere città, creando ibridi drammatici e insieme squisitamente poetici.
Dopo 10 anni dedicati allo sperimentalismo di nuove tecniche e materiali scultorei ed architettonici Vitali sceglie di tornare alla pittura: schizzi e disegni si affiancano a tele di grandi dimensioni, realizzate con tecniche miste (olio, acrilico, collage, smalto, catrame).

Michigan Central Station 2012m

Protagonista delle opere l’atteggiamento faustiano e prometeico di un’umanità moderna dimentica della sapienza greca del limite e della misura. L’opera di Vitali è scevra da ogni condanna e giudizio morale. Come nota il curatore Luca Molinari, nelle tele “sembra trasparire un interrogarsi stupito della bellezza struggente di questi monumenti involontari all’ambizione dell’uomo che stanno lentamente tornando a diventare frammenti di nuova Natura, o semplicemente rovine di alcuni dei tanti mondi di vite e civiltà che abbiamo consumato nella nostra Storia”.

Pripjat 2012 Acrylic on canvasmm

La maledizione di Babele induce l’uomo, e ancor più l’artista, a riflettere su un mondo cresciuto troppo rispetto alla comprensione teorica della sua stessa essenza. Monito ai posteri di una sapienza antica.

Luca Siniscalco


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