Advertisement

Venezia di doppi sogni e sciabordii magici d’acqua

Tiziana Cosso Olivetti
21 aprile 2017

Venezia di giorno che assume colori e aspetti sempre diversi: la città unica al mondo per antonomasia che però riesce ad essere perennemente diversa da se stessa complice un raggio di sole malandrino, una nebbia fitta, un cielo blu da spaccare gli occhi o nubi fitte che colorano il cielo sopra San Marco.

Venezia di notte con le stelle che si specchiano sui canali, addolcendo sogni d’amore o caldeggiandoli con enfasi, Venezia di luna piena che fa brillare i palazzi storici, imponenti e aristocratici abitanti sempiterni di un luogo che ha regalato fasti dorati.
Venezia dove l’eco rimbomba tra le calli e l’ora magica per camminare è l’alba, quando tutto lentamente si sveglia e i primi banchi del mercato arrivano a disporre merci fresche e colorate, in un tripudio di buonumore.

Ci si riposa in uno degli storici locali in piazza San Marco, ma il vero amante della città fugge alla Giudecca, diventata salotto esclusivo al di fuori della folla.
Si curiosa tra negozi di souvenir e vere botteghe di artigianato, tra boutique celebri e banchetti allestiti in qualche campo.
A Venezia le vie sono le calli e le piazze diventano campi, Venezia è speciale in ogni cosa.
Quest’anno c’è la Biennale e certamente sarà presa d’assalto, ma lei è un po’ snob e aristocratica, non si fa trovare impreparata alle reverenze della folla che arriverà ad omaggiarla.
Venezia è una bella donna, con quell’espressione sempre vagamente stupita nell’accorgersi che il mondo la guarda continuamente, da sempre.
Lei se ne sta lì, spargendo charme incurante delle epoche che passano.
Lei resta placida, bagliore morbido o accecante a dipendenza degli sguardi.
La Serenissima.