Verso un’effettiva parità di retribuzione tra donne e uomini nella UE

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17 giugno 2012

Il Parlamento europeo ha recentemente approvato un’importante relazione sull’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne.

Nonostante i principi chiaramente espressi nei Trattati, tra cui vale la pena di menzionare l’art. 157 del Trattato di Lisbona, le numerose leggi già in vigore e le tante azioni e risorse messe in campo dall’UE, i dati restano preoccupanti: in media, le donne guadagnano il 16.4% in meno dei loro colleghi uomini e tale divario diviene ancora più significativo in alcuni Stati membri, dove si sfiora il 28% di scarto!

Il tema é complesso e le cause molteplici: tuttavia la risoluzione votata dall’Aula di Strasburgo chiede alla Commissione di modificare la direttiva del 2006, almeno per quanto attiene agli aspetti del problema del divario di retribuzione tra uomini e donne, sulla base di una serie di raccomandazione particolareggiate allegate alla risoluzione.

Tra di esse, si avverte la necessità di analizzare meglio ed in modo più approfondito la portata del fenomeno, introdurre classificazioni professionali conformi al principio della parità tra donne e uomini al fine di valutazioni professionali non discriminatorie, rafforzare il ruolo degli organismi per la promozione della parità, ulteriori controlli sui contratti collettivi, maggiore integrazione delle politiche di genere nella legislazione europea ed, infine, rendere più efficaci le sanzioni.

Gli Stati membri dell’UE dovranno sicuramente agire in modo più efficace che in passato contro la disparità salariale anche in maggiore coordinamento con le istituzioni europee.

Ma a tutti è richiesto uno sforzo supplementare per superare finalmente questo gap oggi inaccettabile: istituzioni europee, autorità nazionali, settore pubblico, privato, parti sociali devono, ognuno in riferimento alle proprie competenze e responsabilità, adottare politiche più efficaci e coordinate.

 

Gianluca Susta