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Vettel, boxe, Milano (del calcio), il Giro: un voto a tutti

Riccardo Signori
1 maggio 2017

Cosa hanno in comune Seb Vettel, un diavolo rosso delle piste, e Anthony Joshua, un gigantesco picchiatore nero dei ring? Sono due uomini in cima al mondo dello sport, per il momento, con l’irrimediabile voglia di lottare e di non farsi schienare da quelli che ci provano.  E con la capacità di rendere spettacolare il loro sport. Voto 9 a tutti e due. Forse meritato più dal gigante nero che dal diavolo rosso.

Sono fatti del week-end sportivo. Vettel che comanda la classifica piloti della Formula uno, dopo aver subito la sberla di Bottas fino all’arrivo ed aver litigato con Felipe Massa nel pieno della corsa. Roba da combattimento pugno su pugno. Appunto, quello che è capitato a Anthony Joshua nel Wembley stadium di Londra davanti a 90mila persone (10 milioni di euro l’incasso) e 20 milioni di spettatori Tv.

Joshua si è battuto con Wladimir Klitschko, l’ucraino che ha dominato il mondo dei pesi massimi per un decennio, e ne è uscito un match bello spettacolare, corredato dal brivido del ko grazie a quattro capitomboli al tappeto fra l’uno e l’altro contendente. Da almeno una decina di anni e forse più non si vedeva un combattimento così pieno di boxe che è , in questo caso, arte, capacità di studiare l’avversario e soffrire, è assoluto gioco degli scacchi, talvolta storia di randello e talvolta di fioretto. Joshua non è né Muhammad AlìMike Tyson, però possiede qualcosa di entrambi, può diventare un re del futuro: ha personalità, saprà migliorarsi, non si perde d’animo se finisce a terra. Voto 8 al suo apparato fisico-psicologico.

Sono qualità che ogni sportivo deve possedere per scalare le vette. Vettel conosce l’arte del diventare campione (siamo sempre sul 9), questo inglesone del pugilato la sta imparando.

La boxe è un po’ in disarmo, mancano i campioni credibili, insomma bravi nel tirar cazzotti e nello schivarli. Però le palestre si stanno colorando di una macchia femminile senza fine. Prima la presenza femmina era prepotente nel bordo ring, con bellezze da svenimento. Ora le donne preferiscono stare nel ring. Si dice che signore e signorine, quando si allenano al punching ball, ci vedano la faccia del marito o del fidanzato e l’esplosività del colpo migliora. Quando, invece, devono battersi contro il pesante sacco pensano alla lotta pura, cercano la pesantezza del far male, fisicamente e psicologicamente. Ci sanno fare.

Tornando al rapporto bianco e nero, basta rivolgersi alla Juve per ritrovare alcune qualità dei campioni di cui sopra. Comunque vada la Champions, le sfide con il Monaco, la Signora ha già meritato il suo 8 stagionale che, nel prossimo week-end, potrebbe avere il primo frutto con la conquista aritmetica dello scudetto se Buffon e soci vinceranno il derby e la Roma farà un mezzo passo falso.

Certo, se la squadra di Allegri conquistasse un posto nella finale di Champions il voto stagionale lieviterebbe. Guardiamo la Juve e chiudiamo gli occhi su Milano, Milano del calcio. Milan da strapazzo, Inter da disastro. La squadra rossonera sta buttando via quanto di buono aveva faticosamente costruito, il nuovo padrone cinese somiglia al Thoir interista in quanto a fortuna nei risultati: troppe azzoppature. Il club nerazzurro ha dimostrato di avere una squadra tecnicamente valida, ma composta da gente che non sa mai connettere la testa al momento giusto: svarioni e svirgolate, poca tempra agonistica. Davanti ad una delle tante figuracce stagionali (stavolta con il Napoli) uno striscione della curva diceva: “giocatori mezzi uomini”. Sintesi realistica. Voto all’Inter 4. Voto al Milan 5.

E Milano dovrà riappacificarsi con lo sport attendendo il Giro d’Italia, che sta per partire (5 maggio) dalla Sardegna e si chiuderà nella capitale lombarda. Giro d’Italia numero 100, quindi con tutti i revival del caso. Giro bello sulla carta, ma solo i corridori potranno renderlo davvero spettacolare. Carovana senza Michele Scarponi, il capitano designato dalla squadra Astana, morto mentre si allenava per strada.  La scomparsa così tragica, e senza senso, del ciclista 37enne ha colpito il suo mondo e quello esterno.

Certamente i corridori ne sapranno onorare l’assenza e l’Astana ha deciso di partire con 8 atleti anziché 9. Il posto di Scarponi sarà di nessuno, per una squadra rinunciare in partenza ad un uomo è un bel sacrificio. Ma in bici, e con la maglia, il capitano li seguirà da lassù: pedalerà nelle nuvole fra salite e discese. Bel gesto, vale un 10. Scarponi era un ragazzo simpatico e bravo, speriamo in un Giro da 10.


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