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Viaggio a Dublino

Carla Diamanti
4 giugno 2015

150603 Cartolina

Sean O’Casey e Samuel Beckett, bellissimo, sembrano unire due mondi. Invece uniscono due sponde: da una parte quella dell’antica Custom House e dell’Abbey Theatre, conosciuto come il teatro degli scrittori; dall’altra, oltre le campate di acciaio, il Grand Canal Theatre scaturito dal genio architettonico di Daniel Libeskind che contribuì a trasformare i malfamati Docklands nella zona trendy dall’aria vagamente mediterranea.

Beckett bellissimo, dicevo. Magico, aggiungo, per la sua forma di arpa celtica, simbolo d’Irlanda. Insieme a Sean O’Casey e James Joyce sono i ponti sul Liffey, il fiume di Dublino che così rende omaggio ai suoi ambasciatori della cultura e celebra il suo ruolo di Città della Letteratura Unesco (per la verità anche con statue, percorsi e un itinerario fra i locali frequentati dagli scrittori irlandesi o dai loro personaggi).

Diversa la storia di “Ha’penny”, il ponte che porta verso Temple Bar. Il suo nome significa half penny, mezzo penny: era il pedaggio che nel 1836 si doveva pagare per attraversare il fiume Liffey ed entrare nel vecchio centro storico che di notte si anima di musica e gente.

Tracce di inchiostro ovunque e per scovarle basta farsi prendere per mano dagli scrittori e seguire i luoghi in cui vissero oppure quelli in cui decisero di ambientare le vicende dei protagonisti delle loro opere, dalla casa natale di George Bernard Shaw fino al n. 15 di Marino Crescent, dove nacque Bram (Abraham) Stoker, padre di Dracula. Da Merrion Square, dove Oscar Wilde siede di fronte alla casa in cui nacque, fino alla cattedrale di S. Patrizio dove riposa Jonathan Swift, autore dei Viaggi di Gulliver.

Il punto di origine? Forse si nasconde oltre il verdissimo prato del Trinity College, progettato per l’educazione dei figli maschi dell’aristocrazia protestante e inaugurato dalla regina Elisabetta I. Qui infatti si custodisce il manoscritto simbolo della longevità della letteratura irlandese, cioè il Book of Kells, considerato uno dei capolavori del medioevo europeo oltre che il testimone della secolare arte monastica della copiatura e della miniatura dei testi, cui si fa risalire la tradizione irlandese della letteratura.

Carla Diamanti
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