Fotografia

Viaggio nella materia dei sogni con Nino Migliori

Alberto Pelucco
26 dicembre 2012

Vulcanico. Non può essere definito in altro modo Nino Migliori, tra i più prolifici fotografi del secolo scorso, che, partendo da uno dei tanti insegnamenti di Mahatma Gandhi – “La vita non è che una serie incessante di esperimenti” – invita ancora oggi i giovani a “rompere gli schemi”.

Strano, se detto da uno considerato tra i massimi esponenti della fotografia neorealista del Novecento, una persona che, a soli diciannove anni, investì i propri risparmi nell’acquisto di una semplice Kodak, per immortalare persone, luoghi, consuetudini, che cinque anni di atrocità e bombardamenti gli avevano sottratto, e riappropriandosi così di un’infanzia perduta, di un’esistenza mai vissuta, di una terra dopo il Conflitto pressoché sconosciuta al resto del Paese. Nascono dunque i primi racconti di questo affascinante artista, storie culminate nelle collezioni “Gente del Sud”, “Gente del Delta” o “Gente dell’Emilia”. Scatti derivanti dall’assidua frequentazione dei modelli da parte di uno strano fotografo, che non si accontenta tanto di ritrarli passivamente, quanto di conoscerli, toccarli, sentirli, quasi a recuperare in pochi mesi un’intera adolescenza vissuta tra lacrime e sangue.

Di questo originale narratore colpisce soprattutto lo straordinario numero di sperimentazioni tecniche, dettato dall’affannosa esigenza di scoprire tutte le potenzialità di quella Kodak ormai non più orfana. All’interno di un nuovo rapporto tra il fotografo e la sua fedelissima, Nino brucia, rigira, inumidisce le pellicole, le ricalca con pennelli rigidi, le incide con lamette, contravvenendo a qualsiasi schema tradizionale, sovvertendo l’ordine consueto del processo di sviluppo. Il tutto con in mente la stessa domanda: cosa succede se faccio quello che nessuno ha mai fatto prima?

Una doppia personalità, forse? Non tanto, se consideriamo che ogni cosa – materiale o no, completa o no, particolare o no – ha un senso. Spetta al fotografo e alla sua alleata rivelare quale: ecco quindi la nota serie dei “Muri”, che vede le pareti con i vari graffiti, manifesti strappati, incrostazioni, assurgere a vere e proprie testimonianze del passaggio dell’uomo, diari della storia umana simili ai “murales” pompeiani.

Ossidazioni, polapressure, cinquantapersessanta, pirogrammi, cliché-verre sono tutti ingredienti di una succulenta cena imbandita da un oste d’eccezione, sentieri tortuosi e interminabili nel labirinto della creatività di un moderno Teseo, che, alla bellissima mostra allestita presso la Fondazione Forma di Milano dal 19 ottobre al 6 gennaio 2013, altro non aspetta che condividere con noi la propria curiositas, tratto essenziale dell’antico figlio di Egeo.

Alberto Pelucco

Nino Migliori – La materia dei sogni
Dove: Fondazione FORMA per la Fotografia, Milano
Quando: dal 19 ottobre al 6 gennaio 2013
Orario: tutti i giorni dalle 10 alle 20, giovedì e venerdì dalle 10 alle 22, lunedì chiuso.


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