Fotografia

Viaggio nelle fotografie paesaggistiche di Gabriele Basilico

Valentina Garola
8 agosto 2017

Gabriele Basilico, Matosinhos, 1996

Cerco di creare un dialogo con il luogo: io lo esploro, lui mi rimanda delle cose”. Così Gabriele Basilico racconta il proprio modus operandi: unico nel suo genere, l’approccio estetico del grande fotografo si concretizza in un connubio perfetto tra fotografia e architettura, le due grandi passioni di Basilico. Del resto amava ripetere, per tanti anni ho avuto l’alibi che non sapevo bene se avrei fatto un giorno l’architetto o il fotografo”.

Fino al 10 settembre, la Chiesa di San Lorenzo a San Vito al Tagliamento, in provincia di Pordenone, ospita La progettualità dello sguardo. Fotografie di paesaggio di Gabriele Basilico”, curata da Angela Madesani e Giovanna Calvenzi, ideata e promossa dall’Accademia di Architettura e dall’Università della Svizzera Italiana di Mendrisio in collaborazione con lo Studio Gabriele Basilico.

Gabriele Basilico, Gottardo, 1997

Il percorso espositivo si snoda attraverso 60 scatti di diverso formato, principalmente in bianco e nero, selezionati da serie differenti: Mission photographique de la DATAR, primo grande lavoro sul paesaggio, Bord de Mer (1984- 1985), Porti di Mare (1990), un ciclo di fotografie scattate in undici porti tra il nord e il sud dell’Europa, ma anche quelle sul Trentino (2003), il Montepulciano Site Specific (2009) e altre dedicate a Capri, alla Val d’Aosta, al Brennero, alla Calabria, alla Sardegna, a Napoli, allo Stretto di Messina, alla Spagna, al Portogallo, alla Francia. È inoltre presente un importante gruppo di immagini sul passo del San Gottardo (1997) e la serie di 30 fotografie del 1992 che hanno per tema Gemona del Friuli, ricostruita dopo il terremoto che l’aveva colpita nel 1976.

Le diverse serie vengono accomunate dal tema del paesaggio, molto importante per l’arte di Basilico, nonostante il vero fulcro della sua ricerca sia sempre stato la città. Nel 2007 il fotografo scrive: “Prima la questione dello spazio fisico e del territorio era offuscata dal flusso degli eventi e delle correlate spinte sociali, a tratti drammatiche. Così, la coscienza di quel processo di crisi e del suo stato di quasi irreversibilità, è stato alla base di un dibattito politico e culturale che ha restituito centralità al paesaggio e ha impegnato progressivamente sempre più soggetti. Un dibattito, bisogna dirlo, incentivato soprattutto dal lavoro svolto dai movimenti ecologisti nei luoghi a rischio e, su un altro piano, anche dagli artisti impegnati nella Land Art, ormai penetrata in Europa come pratica artistica legittimata”.


Gabriele Basilico, Bilbao, 1993

Durante il suo percorso di ricerca il maestro ha voluto attuare una vera e propria riappropriazione dello spazio attraverso l’arte fotografica: il suo paesaggio è antropizzato, data la presenza strade, ponti, edifici, e l’uomo rimane assente, anche se solamente da un punto di vista fisico. Quelli di Basilico sono paesaggi sospesi, dove di rado si rintraccia il tempo della storia. Nelle sue immagini la visione diventa una sorta di riprogettazione non immediatamente percepibile, il cui scopo è anche quello di comprendere più a fondo la relazione che si viene a creare tra lo sguardo e il mondo reale. Il compito del fotografo, come Basilico ha più volte affermato, è quello di lavorare sulla distanza, di prendere le misure, di trovare un equilibrio, un ordine. La sua ricerca, nel corso degli anni, si è basata sulla capacità di rintracciare il senso di un particolare luogo e di creare con esso un dialogo privilegiato.
La Progettualità dello Sguardo. Fotografie di Paesaggio di Gabriele Basilico 
Friuli Venezia Giulia Fotografia 2017
15 giugno – 10 settembre 2017
Chiesa di San Lorenzo
Via Pomponio Amalteo, 1
San Vito Al Tagliamento (Pordenone)


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