Fotografia

Viaggio nelle paure dell’uomo con Regina José Galindo

Alberto Pelucco
9 aprile 2014
Caparazòn, 2010 Corpus. Arte in Azione Museo MADRE, Napoli, Italia Foto di Amedeo Benestante Courtesy dell'Artista e Prometeo Gallery

Caparazòn, 2010 Corpus. Arte in Azione Museo MADRE, Napoli, Italia Foto di Amedeo Benestante Courtesy dell’Artista e Prometeo Gallery

La paura cosmica è senza dubbio il più creativo fra tutti i sentimenti primordiali. L’uomo ne deve non soltanto le forme e le figure più mature e più profonde della propria vita interiore cosciente, ma anche i riflessi di questa vita attraverso le opere della cultura” (Oswald Spengler, Il tramonto dell’Occidente, 1918).

Questa frase dello storico e filosofo tedesco Oswald Spengler esprime alla perfezione l’arte di Regina José Galindo, in mostra al Pac di Milano.

Nata a Guatemala City nel 1974, l’artista illustra attraverso il proprio corpo uccisioni, scontri e conflitti che attanagliano ancora oggi il suo Paese, oltre all’angoscia e alla paura ad essi connesse.

¿Quién puede borrar las huellas?, 2003 Città del Guatemala, Guatemala Foto di José Osorio / Víctor Pérez Courtesy dell'Artista e Prometeo Gallery

¿Quién puede borrar las huellas?, 2003 Città del Guatemala, Guatemala Foto di José Osorio / Víctor Pérez Courtesy dell’Artista e Prometeo Gallery

Con il suo stesso corpo nelle vesti di protagonista, la Galindo ricrea e ripete infinite volte situazioni tragiche del passato che hanno riguardato il popolo guatemalteco, per dare voce, ad esempio, agli attori principali dei conflitti armati nel Guatemala degli anni Ottanta, ma soprattutto per sottolineare, tramite il ripetersi delle stesse azioni, che sentimenti come paura e angoscia o eventi come la morte traggono importanza dalla propria carica rituale. Un’importanza che, tuttavia, viene meno quando queste azioni e sentimenti si ripetono all’ordine del giorno.

In Guatemala, per esempio, la morte ha oggi perso la propria natura di rituale supremo in quanto è diventata un atto quotidiano, frutto di una violenza che investe l’uomo di quello smarrimento qui riprodotto dal corpo nudo dell’artista.

Per la Galindo, un fatto è dotato di una valenza particolare proprio perché non capita spesso e sarebbe depauperato del proprio significato se fosse all’ordine del giorno. Parimenti, vedere una volta una persona in mezzo alla strada con il corpo devastato da percosse non avrebbe lo stesso significato che vederla ogni giorno.

Così vanno dunque interpretate le immagini, cruente, crude, scomode che ritraggono il corpo dell’artista, rannicchiato sotto una campana di plexiglass o sporco di carbone o fango.

Alud, 2011 Salonicco Performance Festival III Biennale d'Arte Contemporanea di Salonicco, Grecia Courtesy dell'Artista e Prometeo Gallery

Alud, 2011 Salonicco Performance Festival III Biennale d’Arte Contemporanea di Salonicco, Grecia Courtesy dell’Artista e Prometeo Gallery

In modo squisitamente teatrale, la Galindo, esperta di body art e scultura, oltre che di fotografia, rompe i confini con più di una forma artistica, per ottenere con gli osservatori un coinvolgimento emotivo completo, “extradimensionale”, se vogliamo. Il risultato è una sorta di “metateatro”, in cui la Galindo instaura un diverso rapporto col pubblico, chiamato a partecipare in prima persona a quanto accade in scena, nelle vesti di complice, sulla scorta di quanto hanno fatto gli artisti, dai più antichi, come il commediografo latino Plauto, ai contemporanei, come l’avanguardista Dalì.

Alberto Pelucco

Regina José Galindo. Estoy Viva
25 Marzo 2014 – 08 Giugno 2014
Pac
Padiglione d’Arte 
Contemporanea

Via Palestro, 14 – 20122, Milano


Informazioni
Web: www.pacmilano.it
Tel. +39 02 8844 6359

Orari
Martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica: 9.30 — 19.30; giovedì 9.30 — 22.30; lunedì chiuso

Biglietti
Intero € 8,00
Ridotto € 6,50


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