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Vietato ai minori

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1 maggio 2011


Gossip Girl. Ho iniziato a guardarlo appena uscito, quando era ancora solo un telefilm tra tanti. Ben realizzato e stilisticamente molto curato (prego che il mio adorato professore, nonché relatore, di teoriche del cinema non legga mai questo articolo!), è sicuramente il prodotto migliore nel genere teen drama.
L’elemento principe del serial che ha fatto sognare ragazze di tutte le età -anche quelle piuttosto cresciutelle come me- è costituito dall’iperbolica e continua esibizione di abiti e accessori di lusso. Mi sono innamorata subito dello stile di Blaire e della elegantissima Lily, non disdegnando la Jenny prima maniera, quando ancora era solo la ragazzina di Brooklyn con la macchina da cucire; il look softporno-chic di Serena davvero non mi è mai sceso, ma pazienza.
Peonie e Macarons, cerchietti e it-bag sono diventati parte dell’immaginario collettivo, Blaire e Serena nuove icone di stile, sia nella fiction che nella vita reale.
Tutto ad un tratto l’adolescenza ha cambiato volto: se prima i desideri dell’età infausta erano circoscritti a marchi giovanili ed abbordabili, ha preso il via una forsennata rincorsa alla griffe. Stuoli di ragazzine hanno cominciato ad agghindarsi come adulte, cercando invano di ricreare lo stile della snobbissima Blaire o della tormentata Serena; Gossip Girl stava creando dei mostri!
Il primo sentore di questo fenomeno l’ho avuto una mattina, sorseggiando il caffè al bar ed origliando la conversazione di una mia conoscente che raccontava eccitata all’amica di aver comprato, per la cena dei cento giorni, vestito e scarpe Dolce e Gabbana e pochette Fendi alla figlia, e con frivolezza aggiungeva che era stata praticamente costretta (e qui risatina) perché tutte le compagne avrebbero indossato abiti importanti. Basita, iniziai a considerare che il mio adorato teen drama, aveva effetti devastanti sulla mente fanciulla e sprovveduta delle giovinastre, e purtroppo anche su quella degli altrettanto sprovveduti genitori. Da allora è passato qualche anno ed oramai vedere borse da mille euro al braccio di liceali è diventata abitudine – quanto è vero: l’essere umano si abitua proprio a tutto.
Detto ciò un conto è vederle, un conto è leggerne i pensieri: oltre alla Vuitton è d’obbligo tenere un fashion blog, ispirato a quelli di scafate “bellezze” con qualche annetto e qualche scaltrezza in più. Ne ho lette di ogni: dalle ragazzine che si presentano dicendo di nutrirsi solo di macarons e che indossano le calze, come Blaire, anche ad agosto, che in realtà poi vedi fotografate in jeggings e Hogan, a quelle che dichiarano impunemente di essere riccastre viziate e che il loro sport preferito è fare shopping con i soldi del papi, per passare il tempo nell’attesa di un futuro nel mondo della moda.
Sono accomunate tutte da una forma di rara supponenza che fa dispensare loro perle di saggezza, come cocorite stagionate, dall’alto dei loro diciott’anni vintage. Davanti a queste dichiarazioni, di una semplicità disarmante, non so mai se provare rabbia o imbarazzo. Sono rimasta turbata da una diciassettenne che uscita di casa per comprare l’Arty Ring di YSL, che personalmente trovo indisponente, sia nella forma che nel prezzo, è tornata con quello e con una borsa Dior a cui proprio non aveva saputo resistere, il tutto buttato lì, in tre righe dense di vanagloria urticante. A qualcuno che le ha fatto notare la superficialità e l’inadeguatezza di quel post ha ribattuto piccata che i soldi se li guadagnava e che quindi poteva permettersi ciò che voleva. Ora, ammesso che ognuno fa del proprio denaro ciò che desidera, io trovo che essere costrette a trovarsi un’occupazione per soddisfare questi dispendiosi capricci sia un peggiorativo: reputo agghiacciante che studentesse si mettano a lavorare per comprarsi un oggetto griffato in grado di amalgamarle alle masse di schiavi delle case di moda.
Ma non è l’omologazione che mi sorprende, a quell’età è abbastanza comune, quanto le migliaia di euro spese per raggiungerla. Sono una dannata moralizzatrice, lo so, ma tutto questo mi disgusta alquanto. Ciliegina sulla torta ieri ho visto un video in cui una signorina piangeva mentre chiedeva l’autografo alla Ferragni. Robe da pazzi, che mi portano alla seguente conclusione: certi blog e Gossip Girl dovrebbero essere vietati ai minori di ventun anni.

 
Torquemood