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Cinema

Violette

Sarah Elisabetta Scarduzio
21 agosto 2015

Violette Leduc

Francia, seconda Guerra Mondiale. Violette Leduc è sposata con Maurice Sachs, uno scrittore omosessuale che non le riserva mai gesti né parole d’affetto; un giorno senza darle spiegazioni la abbandona nella casa in campagna in cui vivono insieme, promettendole vigliaccamente di tornare presto. Ma Violette sa che il suo è un addio e invano cerca di trattenerlo con sé.

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Questo dolore, le difficoltà economiche in cui è nata, il complesso e conflittuale rapporto che ha fin da bambina con la madre – alla quale non perdona di averla messa al mondo -, segnano il suo animo fragile ma emancipato e combattivo.

Finché il destino non la porta a trasferirsi a Parigi, dove conosce Simone De Beauvoir, che diviene per lei una presenza essenziale che la incoraggerà e sosterrà sempre il suo talento, spingendola ad approfondire e continuare il suo percorso letterario, rivoluzionario e scandaloso per l’epoca. Simone la aiuta a restare fedele a se stessa, alla sua vita e a divenire la scrittrice che è sempre stata, nonostante il divario incolmabile tra l’indifferenza e le critiche del grande pubblico e l’apprezzamento degli intellettuali suoi contemporanei.

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Emmanuelle Devos e Sandrine Kiberlain sono Violette e Simone; l’una attratta dall’intelligenza e sensualità dell’altra, sono il nucleo intorno al quale tutto si sviluppa. Due donne che vivono secondo principi affini e si nutrono della scrittura, ma sono tanto diverse quanto complementari e questo legame resterà saldo per tutta la loro vita.

Violette è la storia faticosa di una donna piena di coraggio che pochi conoscono. Ma sebbene coinvolga progressivamente, il film di Martin Provost tiene lo spettatore distante e non lo trascina nel mondo in movimento che racconta. Tutto resta al di là dello schermo.


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