Letteratura

Vita da gigolò

Maria Stella Gariboldi
1 giugno 2014

just a gigolò

La prostituzione maschile è un tema poco trattato, specialmente al confronto con quella femminile. Richard Gere era un American Gigolò bellissimo e romantico, mentre Turturro e Woody Allen la buttano sul ridere.
L’accompagnatore creato da Andrea D’Urso in Just a gigolò, il suo romanzo d’esordio, è invece un personaggio del tutto normale. Si chiama Pino, era un atleta, ed ora esercita la prostituzione con professionalità, competenza e una certa indispensabile freddezza. Si muove tra luoghi diversi, conosce realtà nuove durante le sue trasferte e, ovviamente, incontra moltissime donne.
Pino parla del suo lavoro, delle signore che lo chiamano, e ne trae descrizioni reali, i quadri vividi e leggermente sfumati che si possono ricavare da incontri così intimi eppure distaccati.
Con una curiosità sempre pacata, ma genuina, Pino osserva non solo le sue clienti: “amo fare le cose con una certa calma e scoprire non solo le donne e le case, ma anche tutto quello che c’è intorno”. I posti che visita, i ricordi, i momenti quotidiani nella routine di un gigolò – che non è poi così diversa da quella di qualsiasi altro uomo.
Non a caso il primo titolo del romanzo, con cui D’Urso è stato selezionato tra i finalisti del Premio Calvino, era “Nomi, cose e città. Prima che il focus andasse a cadere sulla professione di Pino e sulla sua inquietudine. Nonostante non gli manchi nulla, Pino porta con sé ricordi e rimpianti, e la sensazione di essere, per l’appunto,“Just a gigolò. E come recita la celebre canzone,“life goes on without me.

Maria Stella Gariboldi

Just a gigolò” di Andrea D’Urso, edizioni E/O, pp. 176.

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