Cinema

Vita di Pi

Giorgio Raulli
4 gennaio 2013

Il regista Ang Lee torna dietro la macchina da presa dopo sette anni dal suo successo “I Segreti di Brokeback Mountain”, curando la trasposizione cinematografica del romanzo del canadese Yann Martel. La storia vede protagonista un giovane indiano, Pi (Suraj Sharman), che si ritrova disperso in mare dopo il naufragio della nave con cui suo padre, proprietario di uno zoo, aveva deciso di trasferirsi in Canada con tutti i suoi animali; con lui si salva anche una tigre del Bengala che sarà la sua difficile e pericolosa compagna in quest’avventura per la lotta alla sopravvivenza.

Il regista ha puntato molto sulla bellezza estetica della sua pellicola, curando i colori e le luminosità affinché potessero sposarsi con la tecnologia 3D: definito come un nuovo “Avatar”, “Vita di Pi” condivide con il kolossal di James Cameron la grande tecnologia tridimensionale e la computer grafica (per la tigre), ma anche la spettacolarità delle immagini (soprattutto nelle sequenze sul mare, di suggestiva bellezza quasi documentaristica) e l’impronta epica che si è voluta dare ad una storia di per sé molto semplice.

Con una sceneggiatura indubbiamente migliore di quella di Cameron, in “Vita di Pi” è il protagonista stesso a raccontarci in prima persona le sue avventure ad uno scrittore affamato di storie (Yann Martel, interpretato da uno sconosciuto Rafe Spall in sostituzione di Tobey Maguire, che era stato inizialmente scelto per questo ruolo). Esteticamente valido e dal contenuto tipicamente proprio dei film d’avventura, rischia di non porre il giusto accento su quelle che sono le tematiche toccate dal romanzo. Nelle nostre sale italiane dal 20 dicembre.

Giorgio Raulli


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