Arte

Vitali-smo nella “Foresta rossa”

staff
16 giugno 2012

É l’equilibrio fra produzione umana e naturale che da sempre si impone come obiettivo delle installazioni architettoniche ed artistiche, altrimenti soggette a rischi parimenti gravi: l’annientamento dell’ambiente ed il kitsch, perniciosa negazione dello stile. Al fine di evitare tali pericoli opposti, ma convergenti, gli artisti di valore hanno sperimentato tecniche e metodologie eterogenee: fra queste emerge per rilevanza l’adeguazione della produzione artistica a quella naturale, in una riproduzione del processo creativo della vita. Tale impostazione, giustificata da una sterminata tradizione culturale e filosofica risalente ad Aristotele e declinata in modi diversi sino a Goethe, mira a riprodurre il vitalismo e la processualità di Gea nell’opera creatrice delle Muse.
Velasco Vitali, artista classe 1960, oriundo di Bellano, inserisce la propria  creazione, ultima di una prestigiosissima carriera che ha meritato gli apprezzamenti di critici del calibro di Vittorio Sgarbi e di intellettuali quali Franco Battiato, proprio in tale filone. La natura non è pedissequamente imitata nelle sue forme esteriori, ma suggerisce all’artista l’energia vitale e l’estro geniale tramite cui dare forma alla materia.
É “Foresta rossa” lʼintervento artistico che Velasco Vitali presenta al pubblico fino al 21 ottobre 2012 presso lʼIsola Madre, sul Lago Maggiore, e a Verbania, in Piazza  Garibaldi e nei giardini del Grand Hotel Majestic: si tratta del momento conclusivo di un percorso iniziato con “Sbarco”, a Pietrasanta, e “Sbarco a Milano”. L’opera si mostra come un punto dʼapprodo ideale della stessa tematica della clandestinità e della precarietà affrontate negli interventi precedenti. L’evocativo nome “Foresta rossa” ricalca l’espressione impiegata per denominare la pineta attorno al parco giochi di Pripjat, cittadina ucraina colpita dal disastro di Cernobyl’: in seguito al disastro nucleare del 1986 la zona subì un fallout radioattivo che la fece dapprima virare verso il colore rosso e quindi morire. Vicine foreste di betulle e di pioppi restarono tuttavia verdi e sopravvissero, tanto che l’area, grazie all’assenza di qualsiasi attività umana, è diventata una vera e propria oasi ecologica.
L’installazione di Vitali, strutturata in diversi capitoli narrativi, comprendenti Playtime, opera centrale rappresentante un parco giochi, e Branco, un complesso di sculture canine, ognuna riportante il nome di una città scomparsa; si inserisce perfettamente negli splendidi spazi naturali, rafforzandone in un clima surreale il valore poetico e simbolico, caricando il paesaggio di nuovi significati metastorici, in bilico fra il dramma della nostra civiltà e l’utopia che non si arrende. Non resta che incamminarsi in questa foresta rossa, nella speranza che i sogni dell’arte possano trovare sempre più spesso concretizzazione facendosi spazio nell’arido razionalismo attualmente imperversante.

 

Luca Siniscalco


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