Fotografia

Vivian Maier: la tata-fotografa in mostra all’Arengario di Monza

Valentina Garola
30 novembre 2016
Vivian Maier, Self-Portrait, Undated, 40x50 cm(16x20 inch.), © Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York

Vivian Maier, Self-Portrait, Undated, 40×50 cm(16×20 inch.), © Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York

Vivian Maier: una bambinaia con la passione per la fotografia che solo post mortem, quando una pura casualità ha fatto in modo che gli infiniti negativi dei suoi scatti fossero ritrovati, è diventata una delle più amate artiste di street photography.

Vivian inizia a cimentarsi con la fotografia in Francia, la sua terra di origine, con una Kodak Brownie. Nel 1951 si trasferisce negli Stati Uniti e comincia la sua carriera da tata per diverse famiglie, professione che manterrà per tutta la vita. Soggetti prediletti delle sue foto sono proprio i bambini di cui si prende cura: persino quando li porta in giro per la città, la Maier ha sempre con sè la sua fedele Rolleiflex. Immortala la vita di strada, istanti di quotidianità casuale, scattando in modo quasi compulsivo e accumulando una quantità sorprendente di rullini, molti dei quali non svilupperà mai.

Vivian Maier, New York, March 1954, 40x50 cm(16x20 inch.), © Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York

Vivian Maier, New York, March 1954, 40×50 cm(16×20 inch.), © Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York

Sulla fine degli anni ’90, si ritrova in grandi difficoltà economiche: vede così tutti i suoi preziosi negativi andare all’asta per un mancato pagamento alla compagnia dove li aveva depositati. Fortunatamente nel 2007 vengono acquistati dall’agente immobiliare John Maloof, che rimane talmente affascinato da questa misteriosa tata-fotografa da iniziare una vera e propria caccia al tesoro: andando alla ricerca dei suoi lavori, darà vita ad un archivio di oltre 120 mila negativi.

Fino all’8 Gennaio 2017 l’Arengario di Monza, ormai importante contenitore consacrato alla fotografia, ospita Vivian Maier. Nelle sue mani, a cura di Anne Morin, promossa dal Comune di Monza, prodotta e organizzata da ViDi con la collaborazione di di Chroma photography, John Maloof Collection e Howard Greenberg Gallery, e realizzata con la consulenza scientifica di Piero Pozzi.

Vivian Maier, 1978, 30X40cm (11x14 inch.), © Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York

Vivian Maier, 1978, 30X40cm (11×14 inch.), © Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York

Un percorso di cento fotografie in bianco e nero e a colori, la maggior parte mai esposte in Italia, capace di raccontare al visitatore chi fu Vivian Maier. A parlare sono i suoi scatti, specchio di una personalità affascinante e mai banale: le strade di New York e Chicago, i suoi abitanti, i bambini, gli animali, gli oggetti abbandonati, i graffiti, i giornali e tutto ciò che le scorre davanti agli occhi; non mancano poi i celebri autoritratti in cui il suo piglio severo si riflette negli specchi e nelle vetrine delle strade. Ad emergere, oltre ad uno stupefacente spaccato sulla vita americana della seconda metà del Ventesimo Secolo, è un interesse delicato e partecipe verso ciò che viene lasciato ai limiti: quello di Maier è lo sguardo di un’artista che nell’emarginato – essere vivente o inanimato – si riconosce, si immedesima, portando a galla la poesia che può celarsi anche dietro a particolare più trascurabile. E che dischiude così anche a noi tutta la sua complessità.

 

Vivian Maier. Nelle sue mani
8 ottobre 2016 – 8 gennaio 2017
Arengario di Monza, Piazza Roma, Monza
Orari: da martedì a venerdì 10-13/14-19; sabato, domenica e festivi 10-20; lunedì chiuso


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