Arte

Voci dell’Oriente riecheggiano nella città dei Medici

staff
7 maggio 2011


Spesso la bellezza necessita di manifestazioni ampie, barocche e monumentali per trasmettere in maniera realmente evocativa la propria potenza estetica.
Ma è anche vero che l’arte si può esprimere con altrettanto vigore all’interno di creazioni minute e poco vistose, capaci di colpire anche più nel profondo lo spirito dell’osservatore attento.
Per gli appassionati di un’arte che all’enfasi e all’eccesso predilige la raffinatezza e l’eleganza si apre un’occasione irripetibile: la mostra “Voci dell’Oriente. Miniature e testi classici da Bisanzio alla Biblioteca Medicea Laurenziana”.
Allestita nello splendido salone michelangiolesco della Biblioteca Laurenziana (Piazza San Lorenzo 9, Firenze), la mostra, aperta al pubblico dal 4 febbraio al 30 giugno 2011, è un vero gioiello cesellato nei minimi dettagli.
L’ esposizione riguarda la trasmissione nei secoli IX-XV del patrimonio culturale della Grecia antica grazie alla mediazione della civiltà bizantina e dell’umanesimo fiorentino.
La sede espositiva non è certo casuale. Le “Voci dell’Oriente” sono infatti state chiamate a riecheggiare in un simbolo dell’architettura rinascimentale e del mecenatismo mediceo, baluardo della promozione della classicità a Firenze, culla del rinascimento e dell’umanesimo che da sempre ebbe stretti rapporti culturali con la civiltà bizantina.
Bisanzio fu centro politico e culturale dell’Oriente per circa un millennio, fino al crollo dell’Impero Romano d’Oriente. La caduta di Costantinopoli, avvenuta il 29 maggio 1453, indusse la maggior parte dei maestri bizantini a fuggire in Italia, dove esercitarono un ruolo imprescindibile nell’arricchimento del sapere umanista. Con sé gli intellettuali recarono gli splendidi testi miniati che, dopo esser stati raccolti e catalogati, costituirono la principale, e senza dubbio più erudita, fonte diretta della cultura greca classica. Un patrimonio di inestimabile valore di cui ancor oggi ci avvaliamo.
Fra le righe vergate con cura, fra le pagine splendidamente miniate e gli scoli di commento si animano agli occhi del visitatore quei padri fondatori del pensiero europeo che non smettono di levare con autorità e fascino la propria voce: esponenti della cultura greca quali Omero, Platone, Aristotele, Sofocle, Eschilo, così come gli scrittori cristiani, i quattro evangelisti ed i padri della Chiesa.
La mostra esprime egregiamente quella continuità artistica, letteraria e storica che le contingenze politiche e religiose non hanno saputo abbattere. La cultura classica greca e pagana sembra accostarsi armoniosamente alla parallela fioritura della cristianità fondendosi in un blocco culturale europeo cementato dagli amanuensi bizantini.
La mirabile esposizione coniuga egregiamente il propri tema con apparati didattici e multimediali di supporto e persino con un’efficace selezione musicale.
La mostra è inoltre divenuta oggetto di un catalogo, edito da Polistampa e curato da Massimo Bernab. Il testo non si limita a descrivere accuratamente i singoli manoscritti presentati nella mostra ma intraprende anche un interessante percorso di approfondimento di notevole utilità per comprendere meglio il contesti storico e culturale in cui i codices ebbero origine.
Un catalogo ed una mostra, dunque, tesi a mostrare il Bello non mediante la promozione di un estetismo arido e sterile, attraverso una riflessione sul ruolo sinergico dell’arte all’interno delle relazioni culturali. Trapela chiaramente lo sforzo di mostrare come la stereotipata antitesi fra Occidente ed Oriente possa lasciare il posto ad una proficua collaborazione fondata su una tradizione ed una spiritualità ampiamente condivise.

 

Luca Siniscalco


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