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Letteratura

Volete morire dal ridere?

staff
3 giugno 2012

Attenzione alla risposta, perchè potrebbe avere qualche risvolto inaspettato: ad esempio potreste essere trascinati nel cuore della Chinatown milanese, alla scoperta di un negozietto per suicidi.
Sì, avete capito bene. Pistole, cappi, coltelli, dolciumi avvelenati e fialette tossiche dai nomi improbabili, la scelta è vastissima. Vincent e Amelia da anni gestiscono questa rispettabilissima bottega degli orrori, e grazie alla funerea cordialità e alla tetra afflizione che li contraddistingue sono diventati dei veri professionisti nell’accompagnare i propri clienti all’estrema ora.
Ma cosa succede se in una soleggiata mattina autunnale la loro pace – per non dire depressione – domestica viene interrotta dall’arrivo di un inaspettato intruso? Irriducibile amante della vita, dei colori e dei sorrisi, il piccolo Robespierre è stato abbandonato proprio sulla porta di casa dei suoi zii.
L’esordiente milanese Antonietta Usardi ci parla oggi di “Morire dal ridere”, irriverente favola dark dall’anima romantica.

 

Un’idea ben lugubre quella di un negozio che accompagna i propri clienti alla morte. Come mai hai deciso di trattare un argomento tabù come il suicidio con un misto di candore ed ironia sfrontata?
Troppo spesso tendiamo a vedere il peggio in tutto ciò che ci succede, ed altrettanto spesso ci dimentichiamo che sorridere e ridere permette di valutare tutte le opzioni a nostra disposizione e riuscire a superare brillantemente il problema.
Così sono partita dall’idea più nera possibile, non tanto la morte in sé quanto piuttosto il senso di disperazione che conduce un individuo a maturare la decisione di togliersi la vita, per raccontare quanto in realtà l’ottimismo possa farci bene.
Dopotutto, persino l’autore universalmente conosciuto come il “gatto nero” della letteratura italiana, Giacomo Leopardi scrisse: “ridere franco e forte, sopra qualunque cosa, anche innocentissima, con una o due persone, in un caffè, in una conversazione, in via: tutti quelli che vi sentiranno o vi vedranno rider così, vi rivolgeranno gli occhi, vi guarderanno con rispetto (…) Terribile è la potenza del riso, chi ha il coraggio di ridere è padrone degli altri, come chi ha il coraggio di morire”.

 

Il tuo protagonista si chiama Robespierre: hai scelto un nome parlante che fa di questo bambino speciale il simbolo di una rivoluzione molto particolare…
Quando ho cominciato a scrivere Robespierre è comparso da solo sullo schermo del pc, così come poi si presenta nella narrazione, con il suo aspetto buffo e il difetto di pronuncia che lo contraddistingue.
Robespierre, pur essendo un bambino, ha ricevuto un nome importante, quello di uno dei più fautori della prima rivoluzione che ha cambiato l’Europa, e se il rivoluzionario adulto ha contribuito a creare la storia moderna, il piccolo vuole la sua rivoluzione, perseguita giorno dopo giorno, per spiegare ai grandi che il mondo è un posto magico e meraviglioso in cui vivere.

 

Perché hai deciso di ambientarlo proprio nel cuore orientale di Milano, via Paolo Sarpi?
Paolo Sarpi è la zona in cui sono nata e cresciuta. Amo il mio quartiere, anche adesso che si è trasformato nella Chinatown di Milano, e mi piaceva l’idea che i miei personaggi si muovessero per le vie che conosco e che percorro tutti i giorni, tant’è che tutti i negozi, persino “Morti e Beati” – n.d.r. il nome del negozio per suicidi – esistono, e sono perfettamente identificabili…anche se magari hanno un’altra destinazione commerciale!
Inoltre le Chinatown nel mondo hanno un po’ questa fama di luoghi dove trovare qualunque cosa ti serva ad un prezzo ragionevole: quale location migliore, dunque, per una vendita di oggettistica per suicidi?

 

A chi ti ispiri nella scrittura e nella creazione delle tue storie? Mi viene in mente molto Tim Burton…
Non ho un autore o un regista – come nel caso di Tim Burton, che comunque adoro- particolare. Ci sono moltissimi autori che mi sono rimasti nel cuore, e che in qualche modo mi hanno in un certo senso ispirata. Il bello dello scrivere è che ti offre la possibilità di creare un mondo intero esattamente come lo vorresti e in cui le persone si comportano come tu hai deciso.
Certo, se penso ad un Daniel Pennac, ad un Antoine de Saint- Exupéry o ad un Tim Burton, non posso non apprezzare quel loro modo di vedere la vita, di andare oltre le apparenze, di cercare la bellezza in ciò che ci circonda, anche dove sembra impossibile da trovare, insomma, il vecchio adagio della Bella e la Bestia.
In fondo, “l’essenziale è invisibile agli occhi”.

 

Intervista curata da Virginia Grassi

“Morire dal ridere” di Antonietta Maria Usardi, 0111 edizioni, pp. 117.


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