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Sport

Volley: Pomì e Piccinini, il rosa della Champions

Riccardo Signori
11 aprile 2016

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Si aggiungono Casalmaggiore e la sua fata d’oro alle favole dello sport italiano. Quindicimila abitanti e un budget di poveri ma belli (rispetto alle borse degli avversari), ecco la cittadina pocket del nostro sport, la Cenerentola che arriva sul trono della Champions. Si parla di pallavolo e vien quasi spontaneo aggiungervi il nome di Francesca Piccinini, uno spot di bellezza e di bravura, la madre di tutti i grandi momenti della pallavolo femminile italiana. Ragazza d’oro e fata d’oro dei ricordi che contano, non a caso il suo carnet con i club parla di 4 scudetti, 6 Champions, 2 coppe Italia, 4 supercoppe, 1 coppa Coppe, 1 Supercoppa europea.  Sedici anni dopo la prima Champions, eccola stringere la sesta del pedigrèe. Cominciò a 21 anni, oggi gli anni sono 37, ma la bravura è intatta, la qualità dell’atleta sono diventate le armi di una veterana e la bellezza fa da cornice al suo essere donna di sport e di mondo.
Piccinini sotto rete o sul set fotografico, poco importa: le immagini piacciono sempre e fanno memoria. Stavolta  le tocca quella del gruppo di ragazze di una squadra nata otto anni fa che, quando lei alzava la quinta Champions con Bergamo, centrava la prima promozione dalla B-2 alla B-1. Ora la Pomì di Casalmaggiore, 15 km da Cremona, è già nell’universo europeo: prima Champions  dopo aver conquistato lo scudetto l’anno passato. Casalmaggiore famosa per la predilezione del remo del canottaggio. Casalmaggiore che oggi allinea una serie di bellezze del volley che non vanno solo sul calendario della società, ma sfilano con la medaglia al collo e la coppa in mano per ricordarci che il mondo rosa dello sport italiano non finisce mai di sorprendere.
Coppa conquistata nel palazzetto di Montichiari battendo le turche del VakifbANK Istanbul che, in quanto a budget, sono superpotenza: cinque milioni contro 1,6 della società italiana. Ma nello sport la bravura ha ancora un peso e un costo per raggiungerla. E il tecnico Massimo Barbolini, al terzo successo in Champions, ha messo la mano giusta.
Francesca Piccinini fa rima con (Federica)Pellegrini, due leonesse dello sport azzurro avviate a chiudere la carriera, trovando ancora qualche brillio, qualche spicchio di gloria. Lasciano la scia, non si sa quante invece siano le eredi. Nella finale di Champions la Piccinini, indomita schiacciatrice, ha avuto al fianco quattro leonesse: Valentina Tirozzi, Imma Sirressi, e le due torri straniere, Jovana Stevanovic, Lauren Gibbemeyer, l’una campionessa serba, l’altra statunitense. Va aggiunta Maggie Kozuch, ragazza appassionata di pittura con l’idea del pastello in rosa. E c’è anche la femme du pays Lucia Bacchi, unica atleta di Casalmaggiore.
In realtà le leonesse sono state tutte  tredici. Qualcuna di più: Piccinini è stata eletta miglior giocatrice della finale,  con lei si sono guadagnate la nomination fra le migliori anche la palleggiatrice Lloyd, la centrale Stevanovic e la Kozuch come opposto. Tanti nomi che formano un album non solo di successo. La Piccinini ha ritrovato a Casalmaggiore forza, lucidità, una rivincita sulle critiche che le hanno fatto compagnia durante la lunga carriera. Del resto bellezza e bravura pagano,  ogni tanto scontano. Ma la Piccinini del calendario sexy o del film “Femmine contro maschi” è la stessa scatenata tigrotta che si agita sotto rete.
Quella con la coppa fra le mani, in maglia rosa e con il numero 12, sorridente ed emozionata resterà, invece, nel libro delle favole sportive. E conterà la tredicesima Champions delle donne d’Italia.


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