Cinema

Wes Anderson direttore del Grand Budapest Hotel

Giorgio Raulli
11 aprile 2014

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Attraverso un ormai classico espediente meta-narrativo, il film ci mostra la storia di Gustave H (Ralph Fiennes), il concierge del Grand Budapest Hotel nell’immaginaria Repubblica di Zubrowka  negli anni ’30, che accoglie sotto la sua ala il giovane facchino Zero Moustafa (Tony Revolori). I due si troveranno coinvolti nel furto e successivo recupero di un dipinto rinascimentale dal valore inestimabile. Un film in perfetto stile Wes Anderson, regista che ha fatto di un certo romanticismo malinconico e di una certa ironia eccentrica il suo inconfondibile marchio di fabbrica.

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Grand Budapest Hotel declina amore e avventura con particolare complessità, senza rinunciare ad un giusto tono di leggerezza; il tema del rapporto padre/figlio, molto caro al regista, trova un’espressione diversa da quelle proposte dallo stesso Anderson nel corso della sua carriera di cineasta. La trama da commedia non fatica ad intrecciarsi con il thriller e l’avventura, in una inconsueta eppure perfetta altalena di stili. Un meccanismo dinamico che ritroviamo anche nella narrazione “a matrioska”, visto che a raccontarci tutto è una ragazza la quale legge un libro che narra di come al giovane scrittore (Jude Law) sia stata narrata a sua volta da un anziano Moustafa (F. Murray Abraham) le vicende vissute nell’hotel molti anni prima.

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La grande cura dei costumi e delle scenografie, l’attenzione della fotografia per i colori e i rigidi e studiatissimi movimenti della cinepresa tolgono ogni dubbio: Grand Budapest Hotel è il tipico film di Anderson, ma è palese anche una forte voglia dell’autore di rinnovarsi, per evitare di restare negli stessi schemi e stilemi che sono ormai troppo prevedibili, ma al contempo parte essenziale (e riconoscibile) del suo cinema: è infatti impressionante la sua capacità di raccontare tutto sommato le stesse vicende in ogni suo lavoro, modificandone circostanze e contesti per creare sempre qualcosa di nuovo.

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Se la pellicola riesce a funzionare così bene è anche merito di un cast ricchissimo, considerando gli innumerevoli ospiti dell’albergo, e molto talentuoso: da Bill Murray e Edward Norton, da Tilda Swinton a Willem Dafoe; ma ci sono anche, Jason Schwartzman, Léa Seydoux, Owen Wilson, Adrien Brody, Tom Wilkinson, Mathieu Amalric. A spiccare su tutti è tuttavia Ralph Fiennes, come sempre bravissimo nel dare vita a personaggi molto complessi.

Grand Budapest Hotel è stato scelto come film d’apertura della 64ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino, dove ha vinto il Gran premio della giuria, ed è stato distribuito nelle sale italiane a partire dal 10 aprile.

Giorgio Raulli


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