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What the f***, New York, anima black & white

Barbara Micheletto Spadini
27 novembre 2012

Fotografare in bianco e nero. Contaminare. Sperimentare. Viaggiare. “Creare immagini granulose come le pellicole che usa e croccanti come un piatto ben riuscito.” What the f*** é un progetto nato per gioco e trasformato, con talento e passione, in un libro fotografico. Autentica Street Photography. Black and white.

D: Marco Sicomori, nato a Correggio – classe 1988, nella vita ti occupi di tutt’altro, come é nato il tuo grande amore per la fotografia?
R: Per caso. Vidi l’annuncio di un corso serale di fotografia di base e, spinto dalla curiosità, m’iscrissi.  Qualche giorno dopo mi capitò tra le mani una usa-e-getta ad una festa tra amici e, il gioco è fatto.
Fui immediatamente catapultato in questa magnifica realtà.

D: Quanto tempo dedichi allo studio della tua tecnica e quanto spazio lasci alla sperimentazione?
R: Diciamo che cerco di fondere questi due criteri per creare un mix perfetto. La sperimentazione, soprattutto di nuove pellicole o macchine, é necessaria seppur vincolata al fatto che, in un rullino, ci sono 36 fotogrammi e, quindi, la tecnica, intesa come la scelta dell’immagine, é fondamentale.

D: Trovi che l’amore per la fotografia abbia qualche legame con la tua passione per i viaggi e la musica?
R: Credo di si.. o, comunque, mi piace pensarlo. Ogni persona cerca di immortalare un momento o una situazione che gli trasmette un’emozione attraverso uno scatto, che sia con una macchina fotografica o un cellulare. Io cerco di fare proprio questo. Point and shoot.

D: New York é una città dai mille colori, come mai hai deciso di utilizzare la tecnica del bianco e nero?
R: Le foto su NY probabilmente vengono bene in qualsiasi modo. Quando, però, ti trovi di fronte ad un’immagine in bianco e nero la tua attenzione si sposta nel cuore dell’immagine e vai istintivamente alla ricerca di particolari che, forse, in una foto a colori non coglieresti nello stesso modo.

D: What the f*** nasce come un gioco tra amici, un tormentone che accompagna un viaggio nella Grande Mela, ma diventa qualcosa di più: un libro fotografico. Attraverso quali criteri hai selezionato le immagini presenti nel libro?
R: Ho escluso in partenza le classiche foto di NY: per capirci quelle che compaiono nelle prime tre pagine di qualsiasi motore di ricerca nella sezione immagini. Volevo creare qualcosa di diverso, originale. L’autentica Street Photography, com’era in origine. Spero di esserci riuscito.

D: La grande forza della fotografia é quella di saper raccontare una storia, quali volti di New York hai voluto immortalare e regalare ai fruitori del tuo libro?
R: Volevo raccontare la mia storia. NY vista dagli occhi di un ragazzo che mentre esplora una città, ne coglie sia i classici aspetti turistici, sia quei particolari che a molti sfuggono ma che sono parte integrante di questa magnifica metropoli.

D: Altri progetti fotografici che vorresti realizzare in futuro?
R: Ci sono posti in cui voglio assolutamente andare a breve: Namibia, Marocco e il sud est asiatico. Sono sicuro che, da lì, tornerò con dell’ottimo materiale. Contemporaneamente proseguirò, con un mio carissimo amico, con il progetto Grainy&Crunchy, fotografia ad eventi o concerti, rigorosamente in bianco e nero.

Tutte le foto del libro sono state scattate con una CONTAX T2 e rullini Rollei 80 iso.
Sviluppati i negativi e digitalizzate tramite apposito scanner Canon.

Marco Sicomori si é avvicinato alla fotografia nel 2008 con un’attrezzatura molto semplice, una NIKON D5000 con un obiettivo 18-105, fedele compagno di tutti i suoi viaggi.
Qualche anno dopo ha scoperto una vecchia CANON  AE-1 (del papà) e, da lì, é iniziata la passione per le fotocamere analogiche. Le reflex sono entrate a far parte del suo corredo: prima una Rollei35, poi una Mamiya 645 con diverse ottiche. La CONTAX T2 é la macchina fotografica utilizzata per la realizzazione del suo primo fotolibro “What the f***”.
Iniziando a sperimentare vari rullini Marco ha realizzato che le pellicole a colori non possono competere con la definizione che hanno oggi le macchine digitali.
A loro volta, le macchine digitali non possono competere con le pellicole in bianco e nero.

Credits:
What the f*** http://it.blurb.com/bookstore/detail/3651374
ebook http://store-it.blurb.com/ebooks/351149-what-the-f
Grainy&Crunchy http://grainyandcrunchy.tumblr.com/post/7262783526/the-beginning
http://it-it.facebook.com/grainyandcrunchy

Intervista realizzata da Barbara Micheletto Spadini


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