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Woolmark Prize – La lana al servizio della creatività

Alice Signori
20 marzo 2014

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Cinque paesi, 5 designers, un solo materiale: la lana. L’International Woolmark Prize, ormai alla seconda edizione dopo la finale di Londra dell’anno scorso, è una piattaforma di lancio di tutto rispetto per giovani designer: al vincitore vengono assegnati 400,000 Australian dollars e supporto sulla rete produttiva e distributiva dei capi.  La finale, tenutasi quest’anno a Milano, è stata tra i 5 designers:  uno per continente. A giudicarli un pannello di esperti di tutto rispetto: Angelica Cheung, editor-at-large di Vogue China, Colettte Garnsey, direttrice della compagnia “Australian Wool innovation”, Franca Sozzani, la donna alla guida di Vogue Italia, Frida Giannini, Creative Designer di Gucci, Tim Blanks, edtor di Style.com, Alexa Chung, modella e commentatrice e Colin McDowell, che ha fatto da mentore ai designers.

Ogni collezione ha la sua storia, ma anche il suo elemento “nazionale”, che lo distingue dagli altri: per i Sibling (brand inglese) l’elemento inglese della collezione è il “british humor” – visibile nei colori e nei giochi di accostamenti: accesi, decisi, forse un po’ improbabili ma proprio per questo ben riusciti. Per i FFIXXED, il brand di HK, è la pulsazione e la caoticità di una grande metropoli come Hong Kong che traspare dalle creazioni. Per il brand australiano frutto della creatività di Christoper Esber,  la vena è nostalgica: presente e passato; tecniche nuove verso altre più comprovate e la fusione di differenti visioni. Altazzurra, invece, incarna la donna americana, e più propriamente newyorkese: la donna moderna, attiva che si sente sexy ed elegante.

Ma la storia più bella, la racconta il vincitore: Rahul Mishra dall’India. Le creazioni sono il tramite tra differenti strati sociali e modi di vivere: dalla fattoria al sistema moda, tutto si connette grazie alla creazione di un capo. Quest’idea è visibile anche sugli abiti, dove dalla rappresentazione della fibra si passa a quella di una città. Rahul ha inoltre un ambizioso obiettivo: utilizzare le sue creazioni per aiutare le persone più bisognose dell’India a uscire dalla povertà. Un sogno già in parte realizzato, poiché la prima parte della collezione è stata fabbricata da donne in condizioni disagiate, ma l’ambizioso obiettivo è quello di impiegare più di 5000 persone, grazie alla vincita del premio.

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Anche sull’utilizzo della lana, il vincitore ha una prospettiva interessante: “Mi piace lavorare con la lana perché è l’unica fibra che non ha bisogno di uccidere animali per essere usata”. Una visione davvero green del mondo, insomma. Anche gli altri partecipanti hanno particolarmente apprezzato di poter lavorare con questo materiale: Sibling adducono alla versatilità del materiale, i FFIXXED alla sua flessibilità, e Christoper Esber alla sua plasmabilità.

Storia vincente, storia da continuare: l’anno prossimo l’appuntamento è a Pechino. E rimarrete ancora una volta stupiti da cosa si può creare con un materiale semplice come la lana.

Alice Signori


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