Musica

Xian Zhang: la prima Lady a dirigere un’orchestra, laVerdi

Emanuela Beretta
23 settembre 2013

laVerdi, Scala 15set13 (4)

Quest’anno ricorre il ventesimo anniversario della fondazione dell’Orchestra Verdi. Per celebrare questo importante polo culturale abbiamo intervistato il direttore Xian Zhang, la prima donna in Europa ad essere nominata direttore stabile di un’orchestra sinfonica che è anche la più produttiva d’Europa.
Piccola, minuta, le mani esili, lo sguardo intenso e penetrante ed una energia catalizzante che trasuda da tutti i pori. Questa è la prima impressione che si prova incontrando Xian Zhang, direttore musicale de laVerdi.
Nata nel 1973 a Dandong, in Cina, dall’età di tre anni prende lezioni di piano dalla madre su un pianoforte costruito interamente dal padre. Si laurea al Central Conservatory of Music di Pechino. Nel 1998 si trasferisce negli Stati Uniti, dove consegue il dottorato presso la University of Cincinnati College Conservatory of Music. Nel 2002 vince il primo premio al Maazel/Vilar Conductors’ Competition, prima di approdare alla New York Philharmonic con Lorin Maazel, nel ruolo di direttore associato.
Dal 2005 al 2007 diventa direttore di musica presso la Sioux City Simphony Orchestra, mentre l’anno seguente Zhang è la prima donna a dirigere la Staatskapelle di Dresda. Nel 2009 approda all’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi.

Che cosa significa per una donna essere direttore d’orchestra?
Come per tutti la musica è impegno e sacrificio. Da adolescente dirigevo il coro della chiesa battista di Pechino, ed era con i parrocchiani che festeggiavo il Natale e l’Epifania. Io sono nata a Dandong, al confine con la Corea, che da Pechino dista 15 ore di treno. I miei genitori non potevano venirmi a trovare e nell’arco di 14 anni ci siamo incontrati due sole volte. Quando mi trasferii in America, a Cincinnati, dovetti lasciare la famiglia, il mio Paese e la mia storia, per affrontare persone, culture e mentalità differenti ed un futuro ancora da programmare, ma ero consapevole che la mia passione per la musica aveva la priorità.

Cosa ha provato la prima volta che è salita sul podio?
Ero un’insegnante di pianoforte che accompagnava i cantanti della Central Opera House di Pechino. Avevo diciannove anni e stavamo provando le “Nozze di Figaro”. La sera prima del concerto, Wu Lingfen, il direttore designato, mi comunicò che io avrei diretto l’esibizione. Risultato: prima il terrore, poi il panico, ma la professionalità, lo studio e l’impegno ebbero il sopravvento.

Quale differenza coglie nel dirigere la Philharmonic di NY e laVerdi di Milano?
Le orchestre statunitensi rispettano puntualmente un calendario. In Italia il direttore è fondamentale, ha una libertà maggiore e viene coinvolto anche nella fase organizzativa del cartellone: questa è la differenza.

Qual è il rapporto che si instaura tra direttore e orchestrali?
Molto dialogo e tanta autorevolezza. Quando Wu Lingfen decise che avrei diretto al suo posto, convocai una sessione straordinaria di prove, e alcuni orchestrali vedendomi sul podio sorrisero. Non mi scomposi, la bacchetta era ben salda nelle mie mani, li avevo conquistati senza proferire una sola parola.
Un direttore deve trasmettere le sue emozioni, l’empatia, le proprie energie, l’emotività, deve essere generoso per avere in cambio dall’orchestra ottime performance. Ecco perché gli orchestrali insieme al direttore devono essere un unicum, restare emotivamente attivi, per creare l’armonia. Questo è il risultato di una crescita comune, come piantare un seme che, dopo molte amorevoli cure, germoglia giorno dopo giorno e produce una pianta rigogliosa.

Come si concilia il lavoro di Direttore d’orchestra e l’essere due volte mamma, soprattutto di un neonato?
Mio marito quando può mi aiuta, sono affiancata da una tata e non è un caso che abbiamo scelto di vivere e di far nascere Riccardo Luigi a Milano.
Per quanto concerne il lavoro, devo confessare che l’esperienza della maternità mi riempie costantemente di energie positive, mi ricarica come già era avvenuto con la nascita di Edan, il mio primo figlio. Onestamente, la prima maternità è stata più impegnativa: Edan è nato a New York, ero da poco diventata direttore musicale de laVerdi e tra i vari impegni era in programma il concerto in Vaticano dedicato al Papa…

A che cosa si deve rinunciare per arrivare a dirigere un’orchestra?
Il mondo della musica è prevalentemente maschile e quindi, oltre alla preparazione tecnica, occorre molto impegno, notevole determinazione ed una passione smisurata. La musica è disciplina, studio, tecnica, coinvolgimento e passione, ti assorbe e a lei devi dedicare la quasi totalità del tuo tempo. Io ho dovuto abbandonare non solo la casa, la famiglia, il mio Paese, ma anche le mie passioni, come quella di scovare libri di poesia cinese.

Qual è la partitura che predilige e perché?
Non mi stancherei mai di dirigere il “Requiem” di Giuseppe Verdi. A chiunque piacerebbe quella Messa edificante! In generale adoro Brahms, perché, da pianista qual era, conosceva il suo strumento intimamente meglio di chiunque altro e, da pianista, riesco ad interpretare il suo linguaggio musicale che apre le porte della mia immaginazione.
Mi affascinano molto il canto, la melodia, la scrittura vocale di Puccini, Prokofiev e Tchaikovsky ed i compositori cinesi Chen Yi and Huang Ruo.

Chi è il suo modello di riferimento e perché?
Senza dubbio il maestro Lorin Maazel che mi ha sostenuto e mi ha indicato la strada che avrei dovuto intraprendere. Mi ha insegnato che tu per primo devi imparare a godere della vita, solo così avrai una lunga e brillante carriera.
Ricordo un aneddoto. Nel 2002 mi trovavo a un concorso per direttori d’orchestra alla Carnegie Hall di New York. Ero tesissima ripassando la partitura. Lui si avvicinò e mi suggerì: “cuore, cuore e ancora cuore”. Per dirigere non serve altro, gli orchestrali e il pubblico ti ringraziano per questo “cuore” che metti a loro disposizione.

Quali consigli darebbe a dei giovani che intendono orientarsi verso la direzione d’orchestra?
A parte ribadire i consigli di Lorin Maazel, consiglio loro studio, concentrazione, determinazione, sacrificio, e soprattutto tanta, tanta passione! Sul podio devono vivere le emozioni più intime: non si deve fornire una pura esecuzione didascalica ed essere interpreti asettici. L’interpretazione è fondamentale, ed è quello che il pubblico vuole sentire: il cuore, la passione, l’emozione sono il cardine di un’interpretazione musicale.

Quest’anno laVerdi festeggia i 20 anni di attività. Che sorprese ci riserva il programma?
Abbiamo aperto la stagione del ventennale il 15 settembre con il tradizionale Concerto presso il Teatro alla Scala. A novembre saremo impegnati con la Messa da Requiem di Verdi, seguita da un evento eccezionale sabato 23 novembre 2013: laVerdi presenterà per la prima volta l’Ottava Sinfonia di Gustav Mahler presso MiCo–Milano Congressi, diretta dal direttore onorario de laVerdi Riccardo Chailly. A dicembre invece, Beethoven e la Sinfonia n. 9 in Re min. op. 125 per soli, coro e orchestra. Questi sono solo alcuni accenni di una stagione prestigiosa che spero ci darà, come sempre, grandi soddisfazioni.

Intervista a cura di Emanuela Beretta


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