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Zizou, Cholo e Ranieri: vince il made in Italy

Riccardo Signori
5 maggio 2016

Ranieri

Zizou, il Cholo e sor Claudio. In questi giorni il calcio europeo vive di tre prodotti modellati, istruiti, imbevuti di calcio italiano. Vista l’inesorabile mediocrità globale del nostro pallone, è l’unico modo per consolarsi e pensare che il passato è servito, il presente è una chiavica ma ci sono punti cardinali che funzionano ovunque, e per il futuro chissà.
Zizou è Zinedine Zidane che, un po’ a fatica, ma contando sull’essenzialità imparata giocando in Italia ha raggiunto la finale di Champions League con il Real Madrid. Finale prevista a Milano il 28 maggio.  Il Cholo è Diego Simeone, guerrigliero in campo e in panchina, che tra Milano e Roma ha lasciato il segno da giocatore. Si presentò impavido nello sfidare l’enorme fischiata di San Siro alle sue prime apparizioni in maglia nerazzurra, ma poi fu capace di trascinare il pubblico e la squadra, tanto da convertire le fischiate dei primi tempi in esaltanti applausi. Il Cholo, in Italia, ha imparato astuzie e tattica, modo di studiare partita e avversari ,trovare tutte le contromisure. Si è provato da allenatore sulla panchina del Catania, che ricorda come una delle esperienze migliori e più istruttive, nonostante lo snobismo nostrano che lo ha lasciato andare via in fretta. Nell’entourage presidenziale, delle voci parlanti dell’Inter, dissero che Simeone non aveva abbastanza immagine per guidare la squadra. Adesso, invece, lo rincorrono. E lui è sulla panca dell’Atletico Madrid, alla seconda finale di Champions, in tre anni, e chissà mai non sia la volta buona.
Infine c’è il sor Claudio Ranieri che, con il Leicester, ha realizzato quella forse un po’ troppo pomposamente definita l’impresa più clamorosa nella storia della Premier League, dimenticando cosa combinò il Nottingham Forest. Ranieri è figlio in ogni senso, in ogni stilla professionale, calcistica, emotiva del calcio italiano. E, come gli ormai numerosi tecnici nostrani che si sono provati in Gran Bretagna, ha tratto forza da quello che, innanzitutto, si insegna nel nostro pallone: tattica, strategia , capacità di studiare l’avversario per annientare i suoi punti di forza. Non è un caso che siano già tre i nostri allenatori ad aver vinto la Premier (Ancelotti, Mancini e Ranieri) ed altri, a cominciare da Gianluca Vialli, allenatore-giocatore al Chelsea, siano riusciti a conquistare coppe e coppette del calcio inglese.
Il presuntuoso e pretenzioso, anche un po’ borioso, football di Oltremanica è sempre uguale a se stesso. Ogni tanto arriva un Mourinho a dare la sveglia, ma è difficile pensarlo più tattico, meno aperto al ritmo e più consono alla strategia. Gli italiani, invece, hanno impostato prima la strategia, poi il resto e ne hanno tratto benefici.
Ranieri da vecchio saggio, che non ha mai abbandonato i punti fondamentali del calcio italiano, ha puntellato una squadra con i suoi dogmi, ha trovato la chimica giusta con lo spogliatoio, ha pescato due-tre giocatori che hanno alzato la qualità non proprio eccellente degli altri e si è alleato con la fortuna. Non è un grande allenatore ma un buon allenatore che, in una stagione, ha stretto un patto con il suo Dio del pallone.
Peccato ci sia già chi fa traboccare l’esaltazione nell’esagerazione. Per esempio, il presidente del Consiglio che vuole premiarlo con una onoreficenza.”Perchè ha dato un bel messaggio: bisogna crederci sempre” Come se altri, nello sport e nel calcio, non avessero fatto di meglio e di più: nel credere e nel riuscire.
Invece il bello del messaggio del nostro pallone è racchiuso proprio nella vetrina che si è preso questo trio. Nonostante la mediocrità del campionato, e le figuracce europee, il nostro gioco non è mai invecchiato, e tutti ne attingono. Forse oggi  i contropiedisti esasperati si specchiano nel cholismo, il catenaccio ha trovato una versione più moderna, ed anche i numerosi, e talvolta dannosi, figli di Arrigo Sacchi possono mediare nel credo e rivalutare alcuni concetti.
Zidane ha imparato da Ancelotti, ma da giocatore ha studiato a casa Juve. Come allenatore è ancora un novellino però, a differenza di Simeone e Ranieri, può contare su Cristiano Ronaldo, l’asso che spariglia ogni partita. Zizou era un campione, Simeone un combattente, Ranieri è stato un dignitoso giocatore. Le vie del calcio sono infinite, ma spesso passano per l’Italia quando vogliono imparare a vincere. Potrebbero confermare perfino Guardiola e Mourinho.


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