Letteratura

Dacia Maraini e la consolazione del racconto

staff
8 gennaio 2012

A settantacinque anni, una donna si ritrova con uno scrigno di ricordi e di esperienze che sono insieme un tesoro e una condanna alla nostalgia. Dacia Maraini, una delle scrittrici italiane più raffinate, conosciute e celebrate, può contare non solo su una sterminata ricchezza interiore – fatta di momenti condivisi e di amori profondi -, ma anche sul dono di saper raccontare con poesia la storia della sua vita e di chi vi ha preso parte.
Mosaico di memorie, riflessioni e racconti, “La grande festa”  è questa storia. Le immagini degli amori, delle amicizie, degli affetti passati si rincorrono nel racconto della Maraini in improvvise apparizioni di figure care che non ci sono più. Grazie alla sua parola incantatrice tornano in vita la sorella minore Yuki, il padre Folco, Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini e l’ultimo grande amore, Giuseppe Moretti. La rievocazione attenta e commossa delle loro vite interrotte sgorga con tutta la naturalezza del sentimento, libera da cerebralità o intellettualismi. I cari morti non possono essere ricordati che per le loro caratteristiche più intime e personali, commoventi e mai dolciastre: la voce con cui Yuki intonava canzoni popolari, le camicie colorate di Moravia, Pasolini che si fa servire dalla madre con un bambino e una Maria Callas segretamente decisa a convertirlo all’eterosessualità.
Ma il ricordo non è che una delle componenti di questa “grande festa”. Ai vivi di certo non basta, e si accompagna sempre a degli interrogativi strazianti: spazio delle riflessioni è un discorso continuo, a più riprese, con l’amica Josepha, razionale e ironica; uno scambio di battute che si avvicina al dialogo interiore, dominato dalla ricerca del “luogo dei morti”. Si tratta di un deserto arido di presenze oppure di uno spazio sereno di ricongiungimenti? La Maraini non lo sa, l’unica certezza è che da qui, dalla solitudine in cui si è lasciati dalla scomparsa delle persone amate, il luogo dei morti è uno spazio dell’anima fatto di sogni, di ricordi e anche di rimpianti.
Sempre dignitosa, emotiva senza mai essere lacrimosa, Dacia Maraini utilizza il racconto come antidoto alla perdita. Nel suo stile elaborato, sinuoso come una melodia, la grande scrittrice porta il lettore con sé nei corridoi più bui della memorie e della sofferenza: “solo le storie sono capaci di colmare gli squarci del dolore”.

 

Maria Stella Gariboldi

“La grande festa”, Dacia Maraini, Rizzoli, pp. 224.


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