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5 cose da sapere su Volt, il movimento paneuropeo dei millennial “elettrici”

Alessia Laudati
12 Febbraio 2019

In Europa c’è chi irrobustisce i confini nazionali o li esaspera con accenti politici e propagandistici e chi invece li supera del tutto perché li vede non come ostacoli ma come risorse. Volt è il nuovo movimento paneuropeo – ossia vuole essere comune a tutta l’Europa – che si presenterà alle prossime elezioni con un unico programma e un unico logo. È stato creato da un gruppo di millennial amanti dello spirito più europeista ma consapevoli che nel rapporto tra cittadini e Istituzioni qualcosa non ha funzionato in questi anni. Tre parole per descrivere Volt Europa? Progressista, concentrato nel fare gli europei dopo aver (ri)fatto l’Europa e soprattutto unitario.

Fondato nel 2017 dall’italiano Andrea Venzon, oggi Presidente di Volt Europa, è presente come partito in 12 Paesi e 300 città. Nel weekend del 2 febbraio si è svolto a Firenze il primo Congresso nazionale di Volt Italia, con presidentessa Federica Vinci, riunitosi per scegliere i candidati a Strasburgo. Tra gli ospiti Carlo Calenda e Marco Cappato, quest’ultimo intervenuto in collegamento video.

Avete ancora le idee confuse? Fare gli europei dopo aver fatto (e rifondato) l’Europa: ecco i 5 fondamentali sul partito “elettrico”.

I fondatori sono giovanissimi e non certo conservatori
Andrea Venzon, milanese, master a Londra, meno di 30 anni, ha fondato Volt il 29 marzo del 2017 – giorno cruciale per la Gran Bretagna e la Brexit – insieme alla francese Colombe Cahen-Salvador e al tedesco Damian Boeselager, oggi rispettivamente Presidente, vicepresidente e responsabile programma del team europeo. Scopo primo e anche ultimo del movimento? Dire no alla dissoluzione del progetto di integrazione europea. Un’innovazione che si vede anche dalle basi economiche: Volt si finanzia dal basso con il crowdfunding e ha una struttura che attraverso i gruppi locali riesce a organizzarsi in maniera autonoma. Soprattutto però ha una visione che non si nasconde dietro lo status quo. Ama l’Europa ma vuole cambiarla e non difenderla senza nessun approccio critico.

Non antipolitica ma avanti società civile
Il 70% dei membri non ha mai fatto parte di un partito ma questo non vuol dire che il movimento si collochi nel filone dell’antipolitica, anzi. Riunisce piuttosto vari rappresentanti della società civile, un po’ come è successo in Italia con il movimento della madamine torinesi, ma non è contro la politica tradizionale, almeno non in maniera plateale. I suoi membri sono uniti nello scopo di formare un’Europa in grado di affrontare le sfide di cambiamenti climatici, diseguaglianze economiche, immigrazione, conflitti internazionali, terrorismo, l’impatto della rivoluzione tecnologica sul lavoro – tutto in maniera unitaria e transnazionale.

Dietro c’è la generazione Erasmus
L’Europa viene raccontata dai partiti sovranisti come sinonimo di incapacità politica, di potere imperscrutabile, di inutilità democratica. In realtà i volters sono la testimonianza di come l’abbattimento dei confini nazionali e la libera circolazione dei cittadini europei abbia consentito a più generazioni, le erasmus generation, di viaggiare, studiare e lavorare in tutta Europa con grande facilità. Da queste esperienze è nata la voglia di difendere ma anche di innovare un valore come questo, ossia l’arricchimento culturale e sociale di chi sa stare sempre in movimento.

7 è il suo numero chiave
Il primo obiettivo sarà quello di presentare i candidati di Volt alle Elezioni Europee in almeno 7 Stati membri. Se il movimento riesce a eleggere 25 Parlamentari europei in almeno 7 Stati, potrà formare il primo gruppo del Parlamento Europeo riferito ad un partito transnazionale.

Ha un programma comune a tutti i Paesi membri: la Dichiarazione di Amsterdam
Un unico programma da presentare in 11 Paesi approvato a fine 2018 nella prima Assemblea costituente del partito che ha visto la partecipazione di circa 500 delegati da 20 Paesi. Tra i punti del manifesto di circa 10 pagine, la creazione di un’Europa dove i flussi migratori siano gestiti insieme, l’attenzione per una maggiore giustizia sociale e per un’Europa che diventi presto una potenza economica.

 

 

 

 



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