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A. Lange & Sohne: dal paradiso all’inferno e ritorno

Davide Passoni
15 dicembre 2015

copertina

Di solito si dice “puntuale come un orologio svizzero”, ma è bene sapere che anche un’espressione come “puntuale come un orologio tedesco” non sarebbe fuori luogo. Esiste infatti in terra di Germania una valle, in Sassonia, a pochi chilometri da Dresda, che ricorda da vicino zone svizzere come quella del Giura dove natura, tempo lento e alta orologeria sono i tratti distintivi del vivere quotidiano. Nella valle di Glashütte si concentrano infatti alcune delle Maison orologiere più illustri e a una di queste, A. Lange & Sohne, vogliamo dedicare l’approfondimento di questa settimana.

La Maison prende il nome dal fondatore, Ferdinand A. Lange, nato nel 1815, già a quindici anni apprendista di un noto maestro orologiaio del tempo e, a 30, fondatore della propria fabbrica di orologi, la A. Lange & Sohne di Glashütte. Anno domini 1845.

La lezione di Lange – che grazie all’osservazione, allo studio e alla traduzione dei fenomeni fisici in strumenti di misurazione del tempo del tutto originali rispetto alla più tradizionale industria svizzera creò un nuovo modo di leggere l’alta orologeria – venne perpetuata dai suoi discendenti e passò indenne, o quasi, attraverso due guerre mondiali, dalle quali la Germania uscì piegata e sconfitta.

Ma dove non riuscirono le bombe dei sovietici, riuscì la loro politica. Con l’annessione della zona di Dresda all’allora Germania Est, la A. Lange & Sohne, così come le altre fabbriche di orologi della valle, diventarono produttrici di orologi “proletari”, appiattendosi su una grigia omologazione.

Dovettero passare 40 anni allorché, con la caduta del Muro di Berlino, l’erede della famiglia Walter Lange rifondò la A. Lange & Sohne e, nell’arco di poco tempo, si presentò al mercato mondiale insidiando colossi del calibro di Vacheron Constantin e Patek Philippe con orologi stupefacenti, veri benchmark per i player delle lancette del lusso. Basti ricordare il Tourbillon Pour Le Mérite, il Saxonia e, soprattutto, il Lange 1.

Quest’ultimo diventa in breve il nuovo paradigma della classicità orologiera tedesca: semplice e rigoroso, teutonico, presenta la cassa tonda in oro o platino, la gran data all’una (che diventa in breve lo stilema di Lange), la riserva di marcia al tre, le ore spostate in un sottoquadrante a ore nove, i secondi continui in un quadrantino posto tra il quattro e il cinque.

Forte di questo fulmineo posizionamento nella fascia altissima del mercato, A. Lange & Sohne sforna altri pezzi iconici come il Tourbograph Pour Le Mérite (cronografo rattrapante con tourbillon, la cui catena di trasmissione del moto è composta da ben 636 elementi), il Datograph Perpetual (cronografo con calendario perpetuo e gran data), il Datograph (cronografo con gran data), il Double Split (cronografo flyback con doppio rattrapante).

Questa è la vera forza di A. Lange & Sohne: ricostruire in poco meno di 30 anni una tradizione secolare, minata però da un buco quarantennale, posizionandosi da subito e senza compromessi nel paradiso della micromeccanica orologiera. Del resto…son tedeschi.


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