Interviste

A tu per tu con Tiziana Fausti

staff
10 gennaio 2012

Solare, intraprendente, impeccabile nella sua raffinatezza. Tiziana Fausti, nota proprietaria di uno dei più importanti multimarca italiani, mi accoglie nella sua abitazione: un’antica casa nobiliare nel cuore di Bergamo Alta, preziosa grazie all’impegno e alla cura della sua proprietaria nel raccogliere una vasta collezione privata di opere d’arte contemporanea e a valorizzare il fondersi armonico di antico e moderno. Ci accomodiamo ad un soleggiato tavolino – dove Tiziana ci confida leggere ogni mattina il giornale – in un curatissimo giardino a terrazza che si apre sul magico panorama della città.

 

Cominciamo parlando della sua esperienza aziendale: come è cominciato tutto?
Ho iniziato con una boutique piccolissima, un mini shop di 16 metri quadrati. Era il 12 maggio 1979. Da quel momento è stato un percorso tutto in salita, che step by step mi ha portato ad arrivare dove sono. Nel 1986 mi sono trasferita in piazza Dante: la realtà di appena trent’anni fa si è ingrandita nel tempo, fino ad arrivare ai 1000 mq attuali. Davvero un ottimo traguardo direi.

Una scalata al successo.
Sì, in precedenza avevo fatto esperienza con la mia famiglia, ma il mio start up è stato assolutamente autonomo. Senza dipendere da nessuno, ho fatto tutto con le mie sole forze. Infatti, posso essere riconoscente ai miei genitori per avermi insegnato qualcosa, diciamo “le basi”, ma tutto quello che è stato l’impegno successivo è stato esclusivamente mio. Sono molto orgogliosa, non mi piace chiedere: secondo me, nella vita, la più grande soddisfazione è quella di sapere che è solo grazie alle proprie capacità e alle proprie fatiche che si raggiungono gli obbiettivi e si realizzano i desideri. Quando ti rendi conto che arrivi ad avere 40 famiglie che dipendono da te e che le tue responsabilità sono ormai abbastanza importanti, bè, il senso di gratificazione è enorme.

Durante la sua lunga carriera avrà assistito a molti episodi particolari o bizzarri. Ce ne racconta qualcuno?
Ne sono successe davvero di tutti colori. Mi ricordo di una volta in cui una persona aveva visto un abito stupendo e successivamente era venuta a provarlo. Purtroppo era ingrassata e non le entrava più, e “tira di qua, tira di là”, si è rotto! Una tragedia assoluta, che è sfociata in una crisi di pianto. Poi l’abbiamo messa sul ridere sdrammatizzando la situazione.
Per non parlare poi di quando mi sono capitati clienti che chiedevano la borsa di PraGa, oppure la SaLariana!

A proposito di clientela: nel corso del tempo è molto cambiata?
Devo dire che in passato la clientela è stata soprattutto locale. Oggi più di ieri, però, questa fascia si è assottigliata, perché abbiamo deciso di fare un salto di qualità dedicandoci al lusso. Ormai vengono anche da Milano e dalla Provincia, da Venezia e da Padova. E poi ci sono le clienti greche che, dopo una settimana in località leisure, non vedono l’ora di passare in negozio per rifarsi il guardaroba!

Sta risentendo della crisi economica attuale?
La crisi ha fortemente colpito il mio settore e la mia realtà specifica, in tutti i modi possibili. Comunque, in ogni situazione che mi si presenta – anche e soprattutto quelle più impegnative o addirittura negative – trovo sempre una soluzione, una via da seguire. E’ come una domanda che mi si pone, costantemente: “cosa devi fare per andare avanti?” e così si va avanti.

E ora cosa si è risposta?
Investiamo sull’e-commerce. Sta dando i primi risultati e porteremo avanti questo progetto con grande impegno.

Quali sono le sue grandi passioni?
Il mio primo amore è sicuramente quello per il mondo dell’arte. E’ un’occasione di arricchimento, a tutti i livelli, e mi permette di frequentare persone mai banali e intellettualmente stimolanti.
Inoltre sono stata una sportiva, versata in più discipline: mio padre mi ha buttata in acqua a sei mesi e sugli sci a 5 anni. Ma soprattutto la mia passione è sbocciata con l’equitazione: ho montato per 20 anni e ho condiviso gran parte di questo mondo con le mie figlie.

Come sono le sue vacanze?
Per me le vacanze devono essere sinonimo di relax, ecco perché le trascorro nelle spa. Girare il mondo mi piace molto, ma ho capito che di cose belle ne ho viste tante e di cose da vedere ce ne sono davvero troppe. Se volessi rincorrerle non riuscirei mai a farcela. Quindi le mie vacanze, per chiamarsi tali, devono essere di assoluto riposo perché viaggio già molto durante l’anno.

A suo parere qual è attualmente il più interessante tra i nomi della grande moda?
Dopo i consolidati, ci sono alcuni emergenti interessanti e di grande stimolo: Celine – disegnato da Phoebe Philo -, ad esempio. Poi tutto il gruppo LVMH (da Pucci a Dior), perché ha un’attenzione costante nell’investire in stile; sensibilità che a mio parere manca a molti altri brand, specialmente a diverse case nazionali.

Pensa che in Italia sarebbe necessario creare un grande gruppo del lusso?
Gli italiani sono un popolo difficile, in questo senso sia i francesi che gli americani sono più aperti a situazioni di gruppo. Sia nella moda che nel retail, ci si potrebbe – e ci si dovrebbe – unire, creare qualcosa tutti insieme. E’ per questo che è nata la camera buyer moda, che si sta occupando della situazione attuale di difficoltà e incertezza.

Che consiglio darebbe alla camera della moda sull’organizzazione della prossima fashion week?
L’ultima mi è sembrata molto piacevole e particolarmente adatta, sicuramente all’altezza dell’importanza delle sfilate milanesi. Si sono sforzati di fare delle cose interessanti e in questo senso stanno perseguendo degli obiettivi davvero condivisibili. Bisogna investire sulla comunicazione per far fruttare il nostro più grande patrimonio: il made in Italy.

Se ne è più volte parlato: le piacerebbe una location come quella del Castello Sforzesco per ospitare i defilè?
Molto, davvero molto. E’ un luogo magico e ogni volta che vi sono entrata mi sono sentita particolarmente estasiata. Non c’è niente da fare: la location influisce.

La sfilata più bella della PE 2012?
Come location e allestimento, Givenchy. Anche Prada e Dolce e Gabbana, molto in linea con lo spirito delle aziende. Le proposte di Gucci invece erano interessanti ma purtroppo circondate da troppo oro, specchi e lustrini.
E poi non bisogna scordare gli stilisti del Belgio: a mio parere, quelli che hanno avuto la fortuna e la capacità di trovare location adatte alle loro creazioni – come ad esempio Haider Ackermann e Dries Van Noten – sono riusciti ad essere sobri e particolarmente eleganti.

A livello distributivo le grandi aziende stanno puntando sempre di più sul retail. Come pensa che potranno inserirsi i multibrand come il suo in questa nuova realtà dominata da monomarca?
Sicuramente i multibrand tenderanno a sparire, ma non scompariranno del tutto. Le aziende decideranno però di lavorare solo con alcuni, quelli che riterranno adatti per per immagine e predisposizione aziendale. In provincia, poi, difficilmente i grandi brand riusciranno ad aprire negozi monomarca, non reggerebbero.

Se esiste, qual è la capitale della moda nel mondo?
Mi piacerebbe che rimanesse Milano, perché è sempre stata un punto di riferimento per i buyer di tutto il mondo.
Parigi lotta strenuamente, cercando in ogni modo di affossarci. Invece New York in questo momento comincia ad avere la sua importanza, in quanto è diventato il polo che riunisce la creatività di tutto il continente. Accoglie proposte da Los Angeles come dal Brasile e dal resto del Sud America.

La direzione artistica di Dior è da tempo vacante; chi metterebbe al posto di John Galliano?
Phoebe Philo mi piacerebbe da morire. Però trovo più probabile Marc Jacobs, anche se a Vuitton non sarebbe affatto facile sostituirlo. Invece penso sia difficile che possa arrivare Riccardo Tisci, a mio parere perfetto su Givenchy.

 

Intervista curata da Luca Micheletto


Editing: Virginia Grassi

Photo credits: Miriam De Nicolò