News

Addio a Karl Lagerfeld, l’immortale genio della moda

Martina D'Amelio
19 Febbraio 2019

Si è spento a 85 anni Karl Lagerfeld, il genio della moda. Lo stilista tedesco più famoso al mondo è morto questa mattina. A dare la notizia, Vanity Fair France.

Già la sua assenza all’ultima sfilata Haute Couture 2019 di Chanel aveva fatto scalpore. Tutti si chiedevano come mai avesse abbandonato, per la prima volta, l’amato catwalk, lasciando al suo posto, a raccogliere gli applausi della platea, il suo braccio destro Virginie Viard – che oggi raccoglie la sua eredità salendo alla guida creativa della Maison. E ora, la risposta. Un brutto malanno, altro che “stanchezza” come dichiarato ai media dai portavoce. Anche se il Kaiser lascia un passato che, indubbiamente, pesa come un macigno.

Una delle personalità più influenti del settore negli ultimi decenni. Il suo codino bianco, gli occhiali scuri, la cravatta slim: tutti conoscevano lo stilista, direttore creativo di Chanel da 35 anni, a capo dello stile di Fendi da 53 nonché fondatore del brand che porta il suo nome. Un creativo poliedrico, inquieto, eccentrico, ma anche rigoroso e riservato. Che ora lascia un vuoto incolmabile.

Karl Lagerfeld in un ritratto d’antan.

Karl Otto Lagerfeld nasce il 10 settembre del 1933 ad Amburgo, in Germania, unico figlio della violinista Elisabeth e di Christian. A dir la verità, lui stesso non ha mai voluto fornire informazioni dettagliate in merito alla data esatta (una beffa per i giornalisti… mannaggia a lui). Quel che è certo, è che, nel 1953, si trasferisce a Parigi, in compagnia della madre. Lagerfeld ha sempre sostenuto fosse stata proprio la mamma a iniziarlo alla moda, obbligandolo a smettere gli studi di pianoforte perché a suo dire poco dotato e consigliandogli di disegnare (un passatempo meno rumoroso). Reclutato come junior assistant dalla Maison di alta moda Pierre Balmain, lo lascia dopo tre anni di gavetta e qualche anno più tardi ancora si trasferisce da Jean Patou, ma si licenzia “perché lo annoia”. Ecco che da qui inizia a collaborare con una lunga serie di marchi francesi, tedeschi e italiani come Chloé (per cui è stato designer per un ventennio), Krizia, Ballantyne, Cadette, Charles Jourdan e Mario Valentino. Disegnava di tutto.

Karl Lagerfeld con Gitta Schilling nello studio di Jean Patou a Parigi (1959)

Poi arriva il primo negozio a Parigi: la veggente turca di monsieur Christian Dior, Madame Zereakian, d’altronde, gli aveva predetto un grande successo nel mondo dei profumi e della moda. E così è stato. Risale al 1972 l’avvio della collaborazione con Fendi, e di pari passo il designer inizia a realizzare costumi per produzioni teatrali e film, collaborando con registi anche italiani, come Luca Ronconi. Gli anni Ottanta sono quelli della sua etichetta, Lagerfeld, con la quale lancia linee di vestiti e fragranze (proprio come predetto) a partire dal 1984, e che presto viene sostituito dal marchio Karl Lagerfeld.

È questo il periodo in cui perde 42 chili in un anno: un cambiamento netto. Qui abbandona gli abiti comodi dei designer giapponesi e passa ai completi aderenti, ma non la “sua” bevanda preferita, la Diet Coke. Una nuova silhouette, esile ma forte, che lo ha accompagnato in tutti questi anni e che non ha mai più modificato. E all’epoca aveva già iniziato a lavorare da Chanel (1982), dove resterà fino alla morte. La direzione creativa più lunga della storia.

L’ultimo avvistamento in passerella, alla sfilata Chanel Metiers D’art a New York. Con lui, il braccio destro Virginie Viard e Hudson Kroenig, il suo piccolo protetto

35 anni di successi, sfilate ai limiti del reale, abiti da sogno. Provando sempre a conciliare le sue passioni, quella per l’arte, il design e per la fotografia, con quella per la moda: è lo stesso Kaiser a firmare le sue più importanti campagne, a scegliere e scattare le sue muse, da Keira Knightley a Cara Delenvingne a Kaia Gerber.

Appassionato di architettura, era grande amico di Zaha Hadid e di Tadao Ando.  Designer di automobili Bmw, creatore di orologi per Rolex, progettista di luxury hotel e pianoforti Steinway, protagonista di reality show, scrittore di libri, persino designer fast fashion con  H&M nel 2004.  D’altronde, Karl ha sempre dichiarato che si sentiva un “freelance”. Libero da costrizioni. Infatti, buttava tutto: “devo fare, non ricordare”. Eppure, ora che se ne è andato, speriamo solo che qualcuno tiri fuori archivi e materiali dimenticati, magari nascosti, e ne faccia una mostra. Magari le “sue” Maison, Fendi e Chanel, che in passato hanno dichiarato di possedere ciascuna dai 60 ai 70mila schizzi e bozzetti.
Anche se, in fondo, non ce n’è davvero bisogno. Perché Karl è e resta vivo. Così com’è stato in oltre 60 anni di carriera, senza mai fermarsi. Addio, genio immortale.

 

 



Potrebbe interessarti anche