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Adele tra le “magre” che fanno notizia: si stava meglio quando si stava curvy?

Alessia Laudati
21 Gennaio 2020

Un dimagrimento importante e l’attenzione di mezzo mondo quando invece si preferirebbe trattare il corpo come un argomento privato. Parliamo di Adele.

 

L’importante è il bodysplaining. Se vi state già chiedendo di cosa si tratta, è presto detto: questo neologismo è stato coniato per spiegare quando una persona famosa è costretta a dare indicazioni su una propria trasformazione o condizione fisica dietro la pressante curiosità dell’opinione pubblica. La cantante britannica Adele ne sta sperimentando da tempo gli effetti.

Prima quando aveva qualche chilo in più veniva bersagliata per i centimetri di troppo, adesso che negli ultimi mesi è apparsa con molto volume in meno viene chiamata a dare conto del come e del perché sia dimagrita. In molti si azzardano persino a chiamarla modello positivo: una cosa che riguarda però più l’apparenza che la sostanza del suo mestiere. Adele canta, non sfila mica, e qui sta in parte la bizzarria del ragionamento. Tra le ragioni della perdita di peso su cui stanno speculando in tanti ci sarebbero l’amore per il pilates e la reazione al divorzio dal marito. Ma non è questo il punto: il tema è perché le scelte estetiche di una donna siano trattate come fossero una questione di sicurezza nazionale più che una scelta individuale e del perché viviamo in un tempo dove il corpo femminile è sempre una preoccupazione collettiva.

Se lo si cambia lo si deve notificare ai follower e al pubblico; se non lo si ama abbastanza – ed è la considerazione di chi giudica il grasso accumulato come un atto di non-amore – si deve spiegare perché; se si fa uso della chirurgia estetica bisogna scrivere un trattato sui pregi e sui difetti del bisturi, sperando di non ledere i sogni delle successive generazioni. Insomma, ogni cosa non è più privata ma spiattellata; in un senso o nell’altro.

Vien da chiedersi se l’atteggiamento da Sherlock Holmes non sia proprio bipartisan: cioè se a essere chiamate a dare una spiegazione pubblica del proprio corpo siano sia uomini che donne, in egual misura. Quanti casi come quello di Adele possiamo contare negli ultimi 12 mesi, e quanti invece maschili? E non che gli uomini non ingrassino, dimagriscano o cambino il loro corpo, eh. Basta tornare alla presenza di Matteo Salvini al Papeete durante lo scorso agosto, al corpo nudo, e alle reazioni della pubblica opinione. È vero, Salvini è stato criticato per mesi per quelle apparizioni, ma in relazione al ruolo istituzionale ricoperto e rispetto alla forma rilassata e comune con cui si era mostrato in spiaggia, non al pregiudizio o allo stereotipo che un uomo per essere rispettabile debba avere una certa taglia o un certo girovita.

Allora due pesi e due misure. Da un lato un’attenzione per il fisico femminile che sembra nascere da una cultura repressiva al punto da aver creato intorno ad esso una sorta di sacrario e un alone di mistero che quando si svela, perché il corpo è esibito nelle sue trasformazioni, genera un’attenzione spropositata. Dall’altra una critica al corpo maschile che al massimo sottolinea il buonsenso e che non ha quasi mai richiami atavici e simbolici. Ancora quindi dobbiamo sorbirci gli articoli sul dimagrimento sensazionale, sul grasso sensazionale, sul fisico sensazionale. Troppo o troppo poco: l’importante è che se ne parli. Forse la cosa migliore da fare sarebbe voltare le spalle alla curiosità morbosa, sapendo che tanto qualsiasi azione rispetto all’immagine delle persone note sarà oggetto di conversazione. Mica facile.