Cultura

Al Teatro alla Scala un trittico d’eccezione

Benedetta Bossetti
3 Dicembre 2019

La stagione del balletto al Teatro alla Scala si chiude in grande, esibendo sul palco un trittico d’eccezione: ecco George Balanchine con Bizet, la purezza classica e le perfette geometrie de Symphony in C; a seguire La Petite Mort di Jiří Kylián, su musica di Mozart e al pianoforte Takahiro Yoshikawa; infine il Boléro di Maurice Béjart, su musica di Ravel e sul podio Felix Korobov.

La Symphony in C vede in scena un balletto concertante, senza trama, ma con una spettacolare trasposizione classica, densa di rigore e pathos. Sono protagonisti degli splendidi passi a due nei quattro movimenti, rispettivamente: un’eterea ed entusiasmante Martina Arduino con Nicola Del Freo, l’eccellente Nicoletta Manni con l’ottimo Marco Agostino, Alessandra Vassallo in coppia con il superlativo Claudio Coviello, Maria Celeste Losa ed il talentoso Mattia Semperboni.

Petite Mort è invece il capolavoro di Kylián, che trasforma la simbologia dell’eccitazione in una costruzione di pensiero appassionata, aggressiva, ma dall’eleganza sublime. Qui la musicalità  accompagna e rende visibili i gesti e le performance dei danzatori che culminano in un balletto tecnicamente difficile, dominato da un ottimo Antonino Sutera e da Gabriele Corrado.

Il vero clou della serata è però il Bolero: un’icona della danza dal motivo incalzante, che trasuda sensualità, erotismo, forza, stile e grande carattere. Sul mitico tavolo rosso che è stato dello splendido Roberto Bolle, la giovane e carismatica Martina Arduino che incarna in un corpo perfetto un movimento erotico e felino pieno di grinta e pathos animalesco, creando una tensione di incredibile fascino. In una parola: superlativa.

 

Ph Credits Brescia/Amisano



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