Il mio punto di vista

Alberta Ferretti Demi Couture: un thè all’antica o una sfilata contemporanea?

staff
18 gennaio 2012

Gabriella Magnoni Dompé indossa un abito Alberta Ferretti

Qualche giorno fa ho assistito alla magnifica sfilata della collezione demi couture di Alberta Ferretti. E’ stata un’esperienza unica, ricca di entusiasmo, per questo voglio condividerla con voi.
Per ospitare il defilè, la stilista ha deciso di aprire le porte di un palazzo da favola, la meravigliosa sede milanese della Maison. E’ stata una scelta assolutamente vincente: in un momento di crisi, in una Milano seriosa e preoccupata, decisamente meno festaiola del solito – addirittura anche in un ambito come quello della moda-, una location così intima, raffinata e soprattutto magica è stato come un piccolo raggio di sole, di allegria e di speranza.
L’atmosfera, infatti, era un puro incanto e subito mi ha fatto ricordare l’atelier di Chanel in rue Cambon. Andai a visitarlo con un’amica negli anni ’80, perché mia madre mi volle regalare un abito haute couture; così mi ritrovai ad una sfilata privata da Chanel tutta per me. Fu indimenticabile.
Ma torniamo a Alberta. La collezione demi couture è stata un successo. L’ispirazione anni ’20, i pizzi e i ricami metallici, i tessuti raffinati, le trasparenze preziose, hanno conquistato tutti. Le creazioni sono molto portabili, il rapporto qualità/prezzo è ottimo. Sono due qualità che non vanno sottovalutate: il mondo rimane sempre quello dell’alta moda, pazzesco ed elitario, non si dimentica però il contatto con la realtà. Un’altra caratteristica di maggior aderenza al mondo quotidiano è anche l’utilizzo di ragazze bellissime, ma assolutamente normali, concrete. Negli ultimi anni la moda è diventata un grande show, e spesso non propone abiti realmente portabili; Alberta Ferretti ha ribaltato questa visione, con delle creazioni di pura eleganza che però possono essere indossate dalla signora come dalla ragazza, nelle occasioni più disparate, dall’appuntamento di lavoro alla serata di gala. Fra i vari eventi della moda, questo è stato certamente quello che mi ha maggiormente colpita.
Il ritorno a qualcosa di ormai passato, dall’aura speciale: l’arte del ricevere oltre alla moda in sè e per sè. Questo, attraverso una grande attenzione per i dettagli, una grande cura per i particolari: le sedie utilizzate sembravano quelle di un salotto privato, i biglietti scritti a mano con nome su ogni seduta, non sono state usate hostess, ma solo personale interno che conosce personalmente gli invitati e li accompagna. Insomma, un salotto retrò, ma dall’allure contemporanea. Mancava solo il the.
In conclusione un defilè unusual, eccezionale, che finalmente restituisce quell’immagine di italianità ricercata e di buon gusto di cui andiamo tanto orgogliosi.
A mio parere il prossimo appuntamento che potrà avvicinarsi a questa logica sarà la sfilata di Luisa Beccaria nel corso di Milano Moda Donna: adoro questa stilista, la sua ricerca continua di tessuti preziosi e modelli raffinati. Vedremo come saprà stupirci questa volta.

 

Gabriella Magnoni Dompé