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Allegri e Sarri: partita chiusa

Riccardo Signori
2 aprile 2018

La partita è chiusa. Forse non lo sarà quella per lo scudetto, di certo quella fra Max Allegri e Maurizio Sarri. Il tecnico della Juve, che troppe volte deve lottare perfino contro il fuoco cosiddetto amico, ha dato lezione di tattica globale e di tecnica calcistica della panchina.

Le ultime partite del campionato hanno, una volta di più, dimostrato la bravura di Allegri nel cambiare faccia alla squadra durante la partita: non una, ma due, tre, insomma le volte necessarie a trovar la soluzione migliore per aiutare la squadra. Non altrettanto Sarri che mai si discosta dalle sue linee programmatiche, insiste a far giocare la squadra nel modo consueto anche quando gli avversari trovano le contromisure. La Juventus, oggi più che mai, pare avviata a vincere l’ ennesimo scudetto. Il Napoli a veder svanire un sogno. Raramente i due allenatori possono incidere in modo determinante sui destini di una squadra. Questi due hanno dimostrato che può capitare.

Allegri gioca calcio a misura di uomini, Sarri produce calcio a misura di robot. Il tecnico juventino migliora i suoi giocatori (leggi Morata, Dybala, Alex Sandro, Douglas Costa, Bernardeschi, perfino Higuain). Sarri li inguaia: nel senso che li costringe a seguire determinati copioni, senza mai lasciar parlare la fantasia dei piedi ed anche delle teste. D’accordo, talvolta parlare di teste, nel calcio, è un po’ pretenzioso , ma i grandi calciatori lavorano anche con la testa. Altri si adeguano a quella degli allenatori.

Ecco, Sarri ha fallito in questo: ha istruito giocatori, ma non li ha resi autonomi. Allegri ha lasciato parlare il loro talento e lo ha sfruttato. Allegri potrebbe vincere un altro scudetto, Sarri fallire un altro obbiettivo e riempire la sua stagione di alibi.

C’è panchina d’oro e panchina d’oro. Alla faccia dei detrattori, Allegri ha mostrato dove sta la differenza.


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