Letteratura

Anatomia della televisione: cosa siamo diventati ce lo racconta un nuovo Iconoclasta

staff
1 gennaio 2012

Maria de Filippi. Cosa pensereste se questo nome campeggiasse, enorme, sulla copertina di un libro? Diciamo, a coronare il patinato ritratto della televisiva Maria nazionale?
No, non fatevi ingannare: voi snob intellettuali non dovete storcere il naso e voi, patiti della tv spazzatura, calmate pure l’eccitazione per aver finalmente trovato un libro che vi rispecchi. Non è così. Siamo nell’età del tutto si vende, ed è dunque ovvio che resa grafica e strategia promozionale si debbano fondere e confondere: copertina uguale pubblicità.
L’esordio del trentaquattrenne romano Emanuele Kraushaar – l’ultimo nato tra gli Iconoclasti della tostissima Giulia Belloni – si è imposto prepotente e disturbante nelle nostre librerie da fine novembre.
Se avete ancora un’ora libera da occupare proficuamente in queste fine vacanze, spendetela bene e dedicatevi a questo volumetto di sì e no 140 pagine. Leggero, comodo, da portare in borsetta o nella tasca del cappotto; leggetelo stravaccati sul divano o in tram; leggetelo mentre vi riprendete dai bagordi di ieri, oppure mentre fate il viaggio di ritorno verso casa.
Un esperimento singolare, quello di Kraushaar: centodieci racconti, dalle quattro alle quattordici righe –  fulminanti nella loro incisiva brevità –  che ruotano tutti attorno al fenomeno mediatico da dieci milioni di spettatori “Uomini e donne” e alla sua conduttrice.
Santa protettrice, confidente pacata, guida un po’ gelida, attorno a Maria ruota un universo fatto di tronisti e troniste – o aspiranti tali – personaggi usa e getta, stereotipi e clichè della peggiore televisione italiana. Ci offrono una serie di dialoghi e monologhi divertentissimi, incalzanti, spesso al limite del surreale e del grottesco, che ad una prima lettura fanno risultare “Maria de Filippi” un libro ironico, leggero, apparentemente innocuo.
Ma dietro a questa sciarada di personaggi ignoranti, cinici, superficiali, narcisi si nascondono le insicurezze, le patologie e le incertezze d’identità di un’Italia sghemba e vacua. Il giovane autore la rimprovera senza cattiveria e se all’inizio il colpo sembra non fare poi così male, dopo il livido si fa sentire.
L’ironia è urticante ed il retrogusto della risata molto amaro: ci fa riflettere su quello che non vorremmo essere e che invece spesso siamo.

Virginia Grassi

“Maria de Filippi” di Emanuele Kraushaar, Alet edizione, collana Iconoclasti, pp. 138.

Leggi anche la recensione di “Colpiscimi” di Olivia Corio, secondo volume degli Iconoclasti


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