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Anche io sono figlia di immigrati: Gigi Hadid si racconta come ambasciatrice Unicef

Beatrice Trinci
1 Maggio 2019

Era il 2011 quando Gigi Hadid, con occhi di ghiaccio e lunghi capelli color miele, è apparsa per la prima volta davanti all’obbiettivo, diventando in tempo record una delle modelle più desiderate al mondo. Dalle sfilate per Maison come Chanel, Moschino, Fendi e Versace alle cover delle riviste patinate – Vogue, Harpeer’s Bazaar e W Magazine, solo per citarne alcune -, fino alle collezioni realizzate con importanti brand, tra cui Tommy Hilfiger: il suo curriculum vanta esperienze e progetti invidiabili. Eppure, la bella 23enne, non si è montata la testa, mostrando alla sua infinita orda di fan che non è soltanto una talentuosa modella, ma anche e soprattutto una giovane donna impegnata nel sociale.

È ormai noto, infatti, il viaggio che la top model ha intrapreso lo scorso agosto come ambasciatrice di Unicef, trascorrendo alcuni giorni in diverse strutture che l’agenzia dell’Onu ha costruito in tutto il Bangladesh per accogliere migliaia di rifugiati di etnia Rohingya, perseguitati a causa della loro fede musulmana. Solo di recente, durante un’intervista a Variety la giovane Hadid ha parlato a cuore aperto della sua esperienza come Ambassador, raccontando come questa “vocazione” sia stata ispirata dai genitori, a loro volta immigrati negli States, e di come si senta in dovere di utilizzare la propria popolarità per trasmettere messaggi urgenti, profondi e importanti.

“I miei genitori mi hanno ispirato perché è grazie a loro che ho avuto l’opportunità di vivere in America. Mia mamma è nata nei Paesi Bassi mentre mio papà è israeliano. Gli stessi Stati Uniti sono un mondo costruito da immigranti e dalle esperienze passate si può imparare a non commettere errori futuri”, ha dichiarato Gigi, proseguendo nel raccontare la sua toccante esperienza. Penso che la parte più potente dell’incontro con i rifugiati sia stata la loro disponibilità e apertura a imparare come potrebbero migliorare la loro situazione. Volevano conversare, condividere le loro storie. Volevano educazione e strumenti per migliorare la propria vita”.

Così Gigi Hadid ha incontrato i piccoli rifugiati, osservando da vicino la vita nei centri d’accoglienza dell’Unicef. Come raccontato dalla stessa top model, oltre al sostentamento è necessario fornire ai bimbi le necessarie cure sanitarie, sostegno psicologico e un’efficiente educazione.

Si conclude così l’intervista di Gigi, con parole chiare e ricche di speranza, invitando tutti i suoi ammiratori ad aprire il proprio cuore, facendo qualcosa di concreto che possa migliorare in breve tempo la convivenza globale: Mi sono seduta in cerchio con donne e bambini e non ho fatto altro che sorridere e ascoltare le loro storie. In quel campo non ero nessuno, ho condiviso solo il mio sorriso. Conservo quei ricordi nel mio cuore e alcuni di questi ho voluto condividerli anche con i miei fan sui social. Tutti dovrebbero sperimentare, prima o poi, una cosa del genere”.



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