Arte

Ancora adesso “Hic sunt leones”

staff
21 gennaio 2012

Se la celeberrima locuzione latina, riportata secondo la tradizione sulle mappe appartenenti alla più antica cartografia, avrebbe indicato la presenza di creature selvagge e temibili quali i leoni in territori inesplorati ed inaccessibili alla civiltà, lo stupore per i mondi “altri” da noi permane come costante dell’atteggiamento umano. Persino nella società globalizzata ed ipertecnologizzata a noi contemporanea il sentimento di fascinazione e di curiosità per le componenti più autentiche e sconosciute del pluralismo della civilizzazione umana si impone sulla scia di quella curiositas che è strutturale alla prassi umana sin dai tempi dell’omerico Odisseo. Oltre alla rilevante funzione di documentazione storiografica la mostra “Hic sunt leones. Esploratori, geografi e viaggiatori tra Ottocento e Novecento. Dal Friuli alla conoscenza dei Paesi extraeuropei.” assume pertanto un significato tematico ed artistico centrale ai fini dell’acquisizione di un atteggiamento relazionale profondo nei confronti del mondo a noi circostante.
L’esposizione, ospitata  ad Udine sino al 15 aprile presso l’ex chiesa di San Francesco, è articolata in tre ampie unità tematiche. La prima, introduttiva, è dedicata all’esperienza del viaggio tra Ottocento e Novecento. In tale sezione viene dedicata un’analisi esaustiva alla fase preparatoria ed organizzativa indispensabile alla strutturazione del viaggio. Il visitatore potrà così scoprire, grazie anche a proiezioni e postazioni multimediali, tutto quanto era necessario all’esploratore, dagli strumenti, ai libri, alla cartografia. La seconda unità, intitolata “Il viaggio come conoscenza”, costituisce il nucleo centrale della mostra, poichè ripercorre in senso cronologico le spedizioni condotte da friulani verso le Americhe, l’Asia e l’Africa.
La sede del percorso espositivo è sotto questo profilo fortemente evocativa, in quanto è essa stessa luogo di narrazione delle storie del Beato Odorico da Pordenone, primissimo esempio in Friuli di esploratore di terre lontane.
La storia dei viaggi friulani viene ricostruita fedelmente nelle sue disparate tappe: dalle missioni religiose all’esperienza coloniale, fino a giungere all’avventura scientifica condotta ad opera delle società geografiche – organizzazioni benemerite in virtù del loro rilevante contributo in campi eterogenei del sapere (geografia, etnografia, scienze naturali). Alla scoperta del nuovo e dell’inatteso segue l’impiego costruttivo delle inedite  conoscenze acquisite, che non devono rimanere inutilizzate, bensì essere impiegate in una edificazione pragmatica volta a colmare il diffuso abisso fra azione e teoria. Dall’arte alla letteratura, dalla musica al cinema e, perché no, anche alla cucina: tutti campi risultati arricchiti da scoperte capaci di porre il viaggiatore in una situazione di confronto creatore non soltanto con gli altri, ma anche con se stesso.
É l’ultima sezione della mostra, intitolata “Verso un nuovo mondo”, a veicolare quest’ultima chiave interpretativa: riflessione feconda in una modernità ove il ruolo della “meraviglia” come tensione alla crescita umana e culturale viene spesso colpevolmente meno.

 

Luca Siniscalco


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