Leggere insieme

Annie. Il vento in tasca

Marina Petruzio
4 Agosto 2019

Vento e bicicletta parlano di libertà, di possibilità, di viaggio, di mete da perseguire, di nuovi orizzonti anche personali. Traguardi. “Annie. Il vento in tasca” da Sinnos editrice è il racconto che la penna di Roberta Balestrucci Fancellu e le immagini di Luogo Comune tracciano del viaggio attorno al mondo che Annie Cohen Kopchovsky intraprese, complice “Il viaggio del mondo in 80 giorni” di Jules Verne, a ventitré anni, nel 1894, già sposata e mamma di tre bambini.

Può succedere che una conversazione carpita per caso possa trasformarsi nell’occasione della propria vita, in una scommessa contro il tempo, sé stessi e la società nella quale si vive. Può succedere, ma per una donna nel 1894 può non essere così banal,e a partire dall’abbigliamento. Eppure Annie, che da piccolissima aveva lasciato la Lettonia per trasferirsi negli Stati Uniti d’America e che dai genitori aveva ereditato una bottega di tessuti, nonostante tre figli e un matrimonio felice, quell’occasione non se la fece sfuggire. Posso farlo io, posso percorrere io oltre i 21.700 km percorsi da Thomas Stevens in bicicletta, posso fare io il giro del mondo come Phileas Fogg! Deve essere stato questo il suo pensiero nel prendere al volo quell’occasione. Così, solo per aver sentito le chiacchiere, portate da quel vento che tanto amava, di due impresari che passeggiavano nelle strade del mercato, Annie si ritrovò con un contratto da 10.000 dollari in tasca, uno sponsor come l’acqua minerale Londonberry, un segno dei tempi che cambiano, un nomignolo Annie Londonberry, e una grande avventura, l’occasione di una vita. In sella alla sua Columbus, il vento sul sellino come amava pensare di avere, un abito comodo ma pur sempre una gonna e ancora lunga se non lunghissima, un abito da donna, una mappa qualche spilla da balia e il danaro per raggiungere la successiva tappa: da Boston via Portland a Buffalo e da lì New York e l’Europa in nave. E da lì ancora, ora in sella a una Sterling, attraverso la Francia, il nord Africa, Gerusalemme, l’India, Cina e Giappone per ritornare in America complice il Belgic e l’ambasciatore americano a Parigi, che la seguì aspettandola nei porti principali.

Annie non mancò un appuntamento e tra un porto e l’altro chilometri e chilometri in bicicletta, da sola, ad attraversare mondi sconosciuti, conoscere popoli e persone non sempre amichevoli, arrivare in territori di guerra e conoscere il carcere, ma prima il giudizio della gente nel vederla così vestita. La sua gonna divenne ben presto di intralcio al suo movimento, svolazzando finiva impigliata nel carter o tra i raggi delle ruote, strappandosi e causandole delle cadute. Le spille da balia vennero subito comode per raccoglierla, piegarla e fissarla in modo tale che le permettesse di pedalare in assoluta libertà, col vento. A New York, ospite del club dei ciclisti, le venne regalata una bicicletta più consona al suo viaggio, la Sterling appunto, e un abito nuovo che un sarto le confezionò seguendo le pieghe date alla sua gonna. Ne risultò un pantalone largo ma corto e chiuso sopra lo stivaletto, pratico per pedalare, inammissibile per una donna del tempo, soprattutto nella provinciale Francia, nella rigida Parigi. Annie imparò ben presto a mimetizzarsi con le persone del posto, acquistando abiti o accessori che la uniformassero alla gente dei paesi che attraversava, alle tradizioni e soprattutto ai dogmi del costume. Un mimetismo che le permetteva di non essere fermata dalle autorità, di essere considerata una di loro, di non dare nell’occhio, sebbene la sua popolarità la precedeva sui giornali di ogni paese, prima ad ogni tappa.

In quel lungo viaggio affrontò la solitudine, il perdersi e il ritrovarsi, in paesi sconosciuti, ostili per lingua, clima, paesaggio sempre con l’ansia della prossima tappa, dell’appuntamento con questo o quel transatlantico dove era attesa per un’altra traversata; conobbe il carcere e le rapine ma anche persone che la ospitavano, che le regalavano oggetti preziosi per la sua traversata, come una rudimentale macchina fotografica che le permise di documentare il suo viaggio; e poi donne che percorrevano in bici tratti con lei ormai divenuta famosa e su tutti i giornali del mondo. Lei reporter di sè stessa che nei momenti di riposo inviava una lettera, il racconto di quel che le era successo, che aveva visto, usi costumi e tradizioni dei luoghi che attraversava, ciò che viveva lei in prima persona, ad una giornalista del New York World, Nelli Bly che anni prima intraprese anche lei un giro del mondo, lettere che divennero una rubrica del giornale, pubblicate integralmente, seguite in tutti gli stati di quell’America che stava letteralmente col fiato sospeso, in fibrillante attesa e scommessa del suo ritorno. Era una star a livello mondiale, famosa di una fama che la precedeva in ogni luogo in cui era ormai attesa. Il Belgic la riportò in America, a San Francisco il 23 marzo 1895 il giorno del sesto compleanno di una delle sue figlie, 15 mesi dopo la sua partenza, e con un anticipo di ben quattordici giorni rispetto al contratto nel settembre dello stesso anno a Chicago, ultima tappa del lungo viaggio col vento sul sellino, tra i capelli e ora in tasca, sino alla prossima sfida.

Difficile pensare che ci sia una fine, un’ultima pagina. Non bastano le poche righe del racconto reale del suo viaggio, la sua foto accanto alla sua inseparabile bicicletta, vestita di quei panni, in quelle fogge che tanto fecero scalpore, una donna in pantaloni! Non tanto in giro per il mondo in bicicletta da sola, ma in pantaloni! Dopo il racconto e le immagini che corrono veloci, in una lettura che porta alla prossima tappa in volata, conoscere la storia di Annie e il suo viaggio lettera per lettera, chilometro per chilometro è una bella curiosità che il libro lascia accendendo svariate domande e una certezza: come avrebbe fatto il mondo senza queste cattive ragazze!

 

 

Annie il vento in tasca
un racconto di Roberta Balestrucci Fancellu
illustrazioni di Luogo Comune
edito Sinnos editrice
€12
età di lettura dai 10 anni



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