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Armani Caffè a Milano: 5 cose da sapere sulla nuova cucina di Re Giorgio

Beatrice Trinci
28 Febbraio 2019

Lo scorso 21 febbraio è stato un giorno ricco di eventi per Giorgio Armani, che in poche ore ha presentato la collezione autunno-inverno 2019/2020 di Emporio, ha ospitato un party nel suo nightclub per festeggiare la MFW e ha riaperto le porte dell’Armani Caffè, oggi totalmente rinnovato dopo un profondo restyling.

Milano torna così ad accogliere una delle mete più eleganti e ambite in città, perfetta per tutti quei viaggiatori che cercano ristoro tra una sessione di shopping e una visita ai musei storici, o per i cittadini che vogliono concedersi una pausa chic e raffinata.

Dagli arredi alle proposte gastronomiche, fino alle parole di Luca Guadagnino, ecco tutto quello che dovete sapere sul nuovo Armani Caffè.

1- Il nuovo volto del Caffè. L’indirizzo resta lo stesso di sempre: l’elegante palazzo storico al civico 2 di via Croce Rossa, a pochi passi dal lussuoso hotel dello stilista e dal Quadrilatero della Moda. A cambiare completamente, invece, sono la disposizione degli spazi, il design e la proposta gastronomica del nuovo Emporio Armani Caffè e Ristorante. Ampliato e interamente rivoluzionato, il progetto del locale è stato ideato da Re Giorgio in persona, affiancato dal suo fidato team di architetti.

2- Gli interni. Due sono i livelli che compongono il nuovo Armani Caffè: offrono al cliente servizi differenti, certo, ma sono accomunati dal medesimo concept, ispirato ad elementi anni Trenta, rivisitati però in chiave moderna. Così come le intramontabili creazioni dello stilista, anche l’intera struttura è impreziosita da una palette cromatica essenziale ed elegante, che vira dal grigio all’azzurro, dal crema al verde salvia; tonalità che si fanno brillanti e ricercate grazie alla luce naturale che illumina l’ambiente.
Nello specifico, al piano terra si trova l’angolo bar e caffetteria, dove è possibile curiosare tra i prodotti di pasticceria (fresca e di produzione propria) e le golosità firmate Armani/Dolci – rinnovate anche loro, grazie alla nuova partnership con il maestro del gianduiotto torinese Guido Gobino. È poi presente una sala pensata per gustare un light lunch, un brunch domenicale o una cena informale. Altra novità del dopo restyling, il nuovo dehor, che è stato aggiunto a quello già esistente. Il primo piano invece accoglie il ristorante, aperto a pranzo e a cena, con un ricco “champagne bar” a dare il benvenuto agli ospiti.

3- La cucina, tra tradizione e innovazione. Cosa aspettarsi dal menù? La proposta gastronomica dell’Armani Caffè e Ristorante è ampia e variegata, così da rispondere a tutte le esigenze di una clientela internazionale, ma la cucina rimane mediterranea e offre un menù italiano al 100%. Il piano terra offre una carta più informale, veloce e classica, con piatti della tradizione come il risotto allo zafferano, gli spaghetti al pomodoro o la cotoletta alla milanese. Al piano superiore, invece, è possibile dedicarsi ad una degustazione decisamente più gourmet, che mescola con naturalezza tradizione e innovazione: ecco allora alcune delle specialità lombarde che vengono rivisitate, tra materie prime pregiate e accostamenti creativi. Il risultato è decisamente sofisticato.

4- Giorgio Armani e Milano. “La novità testimonia ancora una volta il legame di Giorgio Armani con Milano, fatto di sentimenti forti, di gesti e iniziative importanti che di volta in volta valorizzano la città”, ha fatto sapere la Maison.
“Ho amato e amo questa città che mi ha offerto la possibilità di diventare quello che sono. Qui è nato l’Emporio e da qui si è aperto il mondo”, ha più volte dichiarato Re Giorgio, che ancora una volta ha voluto omaggiare le strade che lo hanno visto crescere come persona e come artista, creando un luogo accogliente e rilassato, così da rendere accessibile a tutti il tipico lifestyle meneghino.

5- Le parole di Luca Guadagnino. Anche il famoso regista, premio Oscar per “Chiamami col tuo nome”, ha voluto dare un suo contributo raccontando l’Armani Caffè: “La prima volta che entrai in un caffè Armani – ha raccontato sulle pagine di Repubblicafu a Londra nel 1993. Avevo ventidue anni e ne rimasi profondamente colpito: era qualcosa di unico e nuovo, che va oltre alla semplice gastronomia, un’esperienza fatta di perfezione estetica e accoglienza”.
Del resto il sodalizio umano e artistico tra i due creativi è ormai consolidato: nel 2018 il designer ha chiamato Guadagnino alla direzione del suo Armani/Laboratorio, un ambizioso progetto di formazione cinematografica che ha l’obiettivo di far crescere i giovali talenti della settima arte proponendo lezioni di regia, sceneggiatura, fotografia, montaggio, scenografia e costumi.



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