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Avventura a Parigi, al Musée de l’Homme

Carla Diamanti
6 Febbraio 2020

Prendete la metro e scendete al Trocadéro. La tentazione è forte ma resistete: niente Tour Eiffel. O forse sì, giusto per uno sguardo sulla prospettiva che la inquadra fra le due braccia di Chaillot. E magari per un selfie, immancabile dall’alto della balaustra da cui la “dama di ferro” è ancora più bella.

Fatto? Allora tornate indietro ed entrate nel Musée de l’Homme. All’interno vi aspetta un’avventura bellissima, quella di tutti noi.

Comincia agli albori della nostra esistenza e continua con un racconto che scorre lungo un percorso che fluttua fra una dimensione reale – le ossa, gli abiti, gli oggetti – e un’altra completamente immateriale che spazia dalle lingue alle tradizioni, dalle superstizioni alle modalità con cui in ogni latitudine noi umani ci rapportiamo con il nostro mondo. Miti e storie, scienza e filosofia. Insomma, eccoci. Quasi cinque anni di vita, un lavoro straordinario di preparazione (durato a sua volta altri sei anni), un allestimento affascinante e curioso, un progetto culturale e scientifico inedito. Soprattutto una voce a torto trascurata dalle liste del “to do” dei turisti che arrivano a Parigi.

Certo, la vicina è ingombrante. Ruba attenzione e distoglie gli sguardi. Ma le finestre del Musée de l’Homme ne regalano una prospettiva inedita. Dietro i vetri, la Tour Eiffel appare e scompare mentre ci si sposta fra le sale del museo grazie alla nuova scenografica apertura sulla vetrata storica del palazzo di Davioud. Quasi si riflette nei monitor che riproducono senza sosta i volti della gente del mondo, i loro racconti. Oppure in quelli dove i pixel giocano componendo e scomponendo corpi e movimenti. È il preludio al racconto, che parte da tre domande: chi siamo, da dove arriviamo e dove andiamo.

Le vetrine sorprendenti di questo luogo ispirato al pensiero e alla ragione ci aiutano a rispondere facendoci fare un balzo nel tempo fino all’uomo di Cro-Magnon, lasciandoci a bocca aperta davanti alla sagoma di Lucy, la nostra antenata, guidandoci attraverso le riflessioni di Cartesio, stupendoci con le metamorfosi e le pluralità. Uomini e donne plurali e molteplici, con le loro sfaccettature tutte diverse e ciascuna con il proprio universo. Questo luogo ci aiuta a comprendere la nostra natura e la nostra complessità, ci insegna di cosa siamo fatti, ci fa interrogare sui prossimi obiettivi.

Oltre il balcone delle scienze, la visita si conclude vicino a un coloratissimo minibus degli anni ‘60 recuperato a Dakar e trasformato in un mezzo in grado di offrire ai visitatori un viaggio immobile: un video ripercorre il tragitto originale di questo autobus che collegava i quartieri della capitale del Senegal. Una sorta di inno alle differenze, di coesistenza tra tradizione e innovazione, insomma una rilettura della globalizzazione.

Poi, arriva il momento di scendere fino alla Tour Eiffel.