Interviste

Barbara Trebitsch

staff
24 aprile 2009


Siamo giunti al terzo appuntamento con le interviste pubblicate settimanalmente nell’ambito della nostra indagine sulle scuole di moda italiane.
Protagonista odierna è Barbara Trebitsch, direttore del Fashion Dept. Domus Academy e dal 2006 stilista per la linea che porta il suo nome.
La formazione di Barbara Trebitsch, classe 1965, comincia con un liceo sperimentale ad indirizzo linguistico per poi proseguire con il diploma presso l’Istituto Europeo di Design a Roma e terminare con il master in Fashion Design presso la Domus Academy di Milano.
Dal 2001 ricopre il suo attuale incarico e dal 2008 è Vice Presidente dalla Piattaforma Sistema Formativo Moda, organizzazione che riunisce tutte le scuole di moda della Lombardia e il Milan Fashion Istitute.

Che cosa l’ha spinta ad avvicinarsi al mondo della moda dopo un liceo linguistico sperimentale?
In realtà il mio desiderio era già quello di dedicarmi alla moda e volevo frequentare il liceo artistico, ma in quegli anni la fama di queste scuole era tale che la famiglia mi spinse a frequentare il liceo sperimentale nel quale avrebbe dovuto essere attivato un corso di grafica e audiovisivi che non partì per ragioni ministeriali.
Mi sono trovata quindi per caso a frequentare il liceo linguistico e tutto sommato è stata una grande fortuna perchè la conoscenza delle lingue mi ha consentito di lavorare in un ambiente internazionale e di crescere professionalmnente.

Come ha deciso di lanciare una Sua linea di moda?
Si tratta di un bisogno, più che altro.
Nel sistema formativo è sempre più importante uno scambio con persone attive nel settore più che con docenti di professione che rischiano di comunicare informazioni desuete agli studenti.
Quando ho iniziato la mia attività in Domus Academy ho deciso di sacrificare gran parte del lavoro di consulenza per concentrarmi su una nuova sfida ma non è mai stata mia intenzione diventare una formatrice di professione al di fuori del mondo progettuale.
Il mio obiettivo è sempre stato quello di dedicarmi al progetto e credo sia molto importante, per chi si confronta quotidianamente con la creatività di chi si affaccia a questo mondo, mantenere una relazione forte con le problematiche del settore per poter dare un apporto concreto.
Infine l’intento non è quello di creare una linea con l’ambizione di grandi successi o grandi guadagni ma quello di fare questo lavoro con la passione ed il divertimento che mi hanno sempre accompagnata.

Tornando invece al tema di quello che sarà il mio articolo sulle scuole di moda Le chiedo di parlarmi liberamente, senza troppe domande precise, della Sua attività, di com’è nata e di quali sono gli “ingredienti” giusti affinché un’istituzione funzioni.
Dopo aver frequentato il master in Fashion Design di DA sono rimasta a Milano dove ho sviluppato un’attività di consulenza e ricerca autonoma.
In seguito, avendo mantenuto ottimi rapporti con la scuola sono stata contattata per seguire come tutor alcuni progetti, cosa che ho fatto per alcuni anni per poi abbandonare in quanto la mia attività esterna era cresciuta tanto da non poter mantenere l’impegno con la scuola.
Dopo diversi anni sono stata ricontattata da Maria Grazia Mazzocchi, fondatrice e presidente di DA che mi ha offerto la direzione del corso di moda.
Il corso si è poi allargato alla dimensione di Dipartimento Moda quando tre anni fa abbiamo inserito un nuovo corso di master in accessories design.
Credo francamente che ogni istituzione abbia caratteristiche precise che non devono essere disattese, gli studenti che scelgono un istituto piuttosto che un altro devono avere un quadro chiaro dell’offerta formativa e della filosofia dell’istituto che scelgono.
L’identità di Domus Academy si fonda da sempre su un processo di pensiero che attiene all’approccio metodologico al progetto, allo sviluppo delle singole identità creative e, da più di 25 anni, al costante rapporto con designer e aziende.
La vocazione di Domus Academy è sempre stata quella di una scuola post laurea e con numeri di studenti contenuti per poter seguire con successo questo approccio.
Ad oggi, ai corsi di master si sono affiancati i Preparatory course, dedicati a chi non è ancora pronto ad affrontare le complesse dinamiche di un master.
Gli “ingredienti giusti” rispondono comunque ad un unico comun denominatore e si tratta del rapporto etico con lo studente, dello sfidarlo a superare un pensiero unico e fossilizzato, nella spinta a superare i propri limiti, nella comprensione delle caratteristiche che oggi un professionista deve possedere, del dare in fondo, ciò che è stato promesso.
Da più di un anno inoltre, con le principali scuole di moda e le università della Regione abbiamo fondato un’associazione: Piattaforma Sistema Formativo Moda, che si occupa di diffondere la cultura del settore, di attivare uno scambio positivo tra le diversità degli associati, di fare sistema per offrire opportunità sempre più concrete ai diplomati e ai laureati degli stessi istituti.

E per finire Le chiedo invece un giudizio sull’attuale fashion system e su quali sono le figure professionali che servono maggiormente, oltre ovviamente alle doti che deve avere una persona per entrare nel mondo della moda.
Un giudizio sull’attuale fashion system richiederebbe un volume intero.
Siamo, credo, in una fase molto importante, difficile ma interessante.
Credo che lo spazio per l’intelligenza e in particolare per un’intelligenza creativa sia forse ancor più presente oggi, si sente il bisogno di offrire modi di pensare e soluzioni laterali.
Le grandi griffes hanno registrato un decremento nel corso degli ultimi 6 mesi, un decremento che non si può imputare esclusivamente alla crisi internazionale ma che ha radici più profonde.
Di contro, credo che nuovi sistemi distributivi e proposte alternative, insieme ad un nuovo slancio e una maggior rilevanza della creatività, dello stile, del bello, possano sostenere quello che a mio parere è un settore vitale.
Antonio Mancinelli all’inzio dell’incontro dello scorso 25 marzo ha citato l’articolo di Anna Wintour e cito: /Talent is a serios business/, che altro dire? Ad oggi ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro in questo settore diciamo che le cose non sono facili e che non siamo più negli anni ’80 ma forse questo non è poi un male.
In realtà le persone di talento e che hanno le giuste caratteristiche trovano ancora oggi la loro strada nel mondo della moda.
Le doti? Sicuramente umiltà ma non nel senso cattolico e un pò punitivo del termine quanto nel continuo confronto con se stessi e con il mondo esterno nella ricerca costante, tesa a migliorare le proprie capacità e competenze.
Il talento è una chiave fondamentale che le scuole non possono instillare ma da solo rischia di avere le gambe corte.
Anche chi è molto capace deve coltivare il proprio talento e deve farlo continuamente.
La curiosità, la passione, la cultura, la voglia di mettersi in gioco sono a mio parere gli altri elementi che rendono questa professione e questo settore tanto difficile ma tanto affascinante.
Infine la professionalità: non è più il tempo dei fashion victim, è necessario rapportarsi al mondo delle aziende con serietà, la figura del creativo fuori di testa, disorganizzato e incapace di esprimersi appartiene a un clichè davvero sorpassato.
Tra le figure professionali che servono maggiormente nel settore, da recenti ricerche emergono figure oltre a quelle dei progettisti di abbigliamento, progettisti specializzati nell’accessorio e fashion manger formati ad una maggiore elasticità di pensiero e con una cultura del settore.
Inoltre visual merchandiser e store manager sono diventati figure piuttosto ricercate dai grandi gruppi.

A cura di Luca Micheletto


Potrebbe interessarti anche