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Basilea, la città del futuro

Carla Diamanti
18 Aprile 2019

Quella di Federer è tra le più fotografate, soprattutto dopo la sua recente vittoria al Miami Open. Ma tra le stelle di Basilea ci sono anche quelle con i nomi delle altre personalità celebri della città, come Jacques Herzog e Pierre de Meuron, i due architetti la cui matita ha firmato vari angoli della città, o Ernst Beyeler, che a Basilea ha regalato un museo visitatissimo per la sua straordinaria collezione d’arte.

La lista delle stelle basilesi si trova lungo Spalenberg, nel cuore della città. Di qua e di là della strada in salita che si arrampica nel vecchio centro le vetrine sono incantevoli. Il piccolo quartiere medievale si snoda fra case che sembrano uscite da un racconto di fiabe, con le facciate incorniciate da travi di legno con piccole botteghe in cui l’artigianato della tradizione si fa raffinato ed elegante. Invece degli orologi e dei coltellini, qui si trovano calamai e carte, si può frequentare un corso di calligrafia e si acquistano oggetti di design. Oppure si possono scegliere le decorazioni natalizie (o pasquali) nel negozio di Johann Wanner, che allestisce per le feste anche le case reali. O ancora si possono assaggiare i deliziosi Läckerli, i biscottini di pan di spezie ricoperti con una sottile glassa zuccherata che raccontano gli antichi scambi commerciali.

Poco più in basso, sull’antica piazza del mercato il municipio in mattoni rossi si apre su un cortile interno affrescato. Ogni sabato mattina le visite in lingua inglese consentono di scoprire l’edificio da cui si gestisce la vita di questa città così particolare, dove la gente non si stupisce dei cambiamenti, accetta le novità, sa guardare al futuro, scommette sul recupero (anche dei rifiuti) e ha saputo inventarsi un ruolo, quello di capitale dell’arte contemporanea.

Accanto al Mittlere Brücke che scavalca il Reno unendo le due sponde della città, la Rheinsprung, una delle caratteristiche viuzze del centro, costeggia il fiume e, salendo, diventa la deliziosa Augustinergasse che porta sulla collina della cattedrale, dove tutto ebbe inizio quando Basilia divenne sede vescovile e cominciò la sua ascesa verso la notorietà conquistando un posto nella storia. A darle il nome avevano pensato gli onnipresenti Romani che, come i Celti in precedenza, avevano deciso di stabilirsi su questa collina sull’ansa del Reno e in posizione strategica. Ai Romani va anche l’origine del simbolo che ancora identifica Basilea, il basilisco con cui artisti e architetti si sono sbizzarriti.

Dalla terrazza della cattedrale lo sguardo corre su Kleinbasel, la Basilea oltre il Reno. In passato era considerata una zona popolare, meno nobile e autorevole della sponda opposta, su cui si concentrava il potere. Oggi la “Basilea minore” vive la sua riscossa: fra le strade e sulle piazze si moltiplicano ristoranti e locali diventati il nuovo punto di ritrovo mondano. Anche l’antico panificio Kult, che ha resistito alle mode, oggi è un luogo alla moda, dove scambiare ricette e acquistare nuove creazioni.

In basso si scorgono anche le barche che collegano le due sponde trascinandosi lungo un filo sospeso sul Reno. D’estate il fiume diventa l’oasi dove cercano refrigerio anche gli abitanti della città. Dai due Badhysli, gli stabilimenti sul fiume, si immergono con la caratteristica Wickelfisch, la sacca ermetica all’interno della quale gli abiti rimangono asciutti durante la nuotata. Coloratissime e a forma di pesce, queste sacche sono diventate una delle più celebri e originali creazioni basilesi.

Dalla cattedrale, la splendida Rittergasse, ornato di eleganti dimore color pastello, porta verso il Museo d’Arte, uno scrigno di tesori conservati nei due edifici che hanno un secolo di differenza l’uno dall’altro. Li unisce un tunnel sotterraneo, una specie di passaggio nel tempo attraverso il quale si attraversano secoli e si passa dal Medioevo ai nostri giorni. È una collezione eccezionale, ma incarna anche l’essenza di questa città che non teme i cambiamenti, che va incontro alle novità, che osa, rischia, trasforma e si trasforma. Senza tagliare i ponti ma tessendo reti. Proprio come la cultura dovrebbe sempre fare.

 

Carla Diamanti
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