Leggere insieme

Bertolt

Marina Petruzio
19 Gennaio 2020

“Bertolt” di Jacques Goldstyn, edito da LupoGuido arriva in giornate d’inverno umide e fredde nella calma di un momento che poco prima è stato un gran clangore. Arriva con tutta la delicatezza e la bellezza che un albero spoglio porta in sé, silenzioso come solo un grande albero sa essere in un inverno di attesa, umido e freddo. Bertolt è una quercia di almeno 500 anni e è l’albero di un bambino.

Non possono che riguardarsi l’un l’altro. Lui, un albero possente che si staglia alto, immenso da non riuscire a cingerlo ma amarlo sì, profondamente. Silenziosamente. Solitariamente. Sulle pendici della collina sembra starmene lì ad aspettare. Si chiama Quercia ed è il luogo ideale per giocare, scalare, nascondersi, osservare, immaginare, perdersi. Lui, l’altro, è un bambino: lungo, secchetto, agile, solitario. Estate e inverno indossa un berretto tondo, un baschetto disegnato a losanghe dove il pirolino in cima sembra un picciuolo: nel complesso, se lo si osserva bene lui, sembra una ghianda.

Un bambino solitario, con caratteristiche che lo rendono simpaticamente poco affine agli altri e una quercia che tale è ma anche un po’ Bertolt. Se dai un nome a una cosa quella è tua. Nel momento in cui la nomini è entrata nel tuo mondo, vi appartiene come un cane, un amico, un sasso, una pianta. E l’amico-quercia del bambino-ghianda gli è così amico da meritarsi un nome, Bertolt, e entrare a far parte della sua sfera affettiva, per sempre. Certo Bertolt è più bello e possente in primavera quando i suoi rami si riempiono di foglie a cinque dita come i guanti. Quando diventa una fortezza e solo lui sa dove mettere mani e piedi per scalarlo agilmente, conosce il suo tronco i suoi anfratti e le sue fessure. È fortezza e sentiero ripido sono i suoi rami, non è da tutti scalarlo, passare di fronda in ramo, da un piano all’altro, guardare giù da altezza diverse e osservare senza essere visti. Avere il mondo sotto di sé in panoramica a trecentosessanta gradi. Conoscere abitudini, vizietti e piccole debolezze: del postino, di Corinne la capra, del parroco, delle furbe gemelle, di Boris.

E nel mentre sentire. Sentire con le mani, con la pelle, con le orecchie. Conoscere. E sentirsi protetto anche quando fuori infuria il temporale ma dentro, tra quelle foglie, sembra di stare in un galeone in alto mare, tra schiocchi, scricchiolii, e tutto quel vento.

La bella stagione porta verdi diversi e abbracci infiniti alla bellezza delle chiome fresche e pesanti. Ma quel giorno di foglie verdi di clorofilla, in quella primavera, per Bertolt non arrivó. I suoi 500 anni potevano bastare anche a quell’alberone grande, così grande da essere casa, in mezzo al pendio della collina. Come si fa a capire quando un albero muore? La piccola ghianda in magliette a righe e gambette scattanti, si domanda. Un gatto – soprattutto se arruotato da un’auto – lo vedi che è morto, un uccellino – che il mattino trovi stecchito al suolo – lo percepisci che non può più essere vivo e sai cosa fare, ma un albero? Il tuo amico albero? In fin dei conti occupa la sua posizione di sempre, è ritto e fieri sono ancora i suoi rami sebbene spogli. L’infanzia resiste per amore e per curiosità, adotta strategie ponendosi domande e osservando attentamente intorno. E risponde col cuore. Non c’è tempo per abbattersi, bisogna fare qualcosa per quell’amico così speciale, per non perderlo davvero per sempre. Come evitare che Bertolt sia fatto sedia panca o tavolo, stuzzicadenti o legna da ardere? Allora, in quel momento lì, basta pensare a quel che si è perso e quel che si è ritrovato, a un guanto smarrito che non sarà più guanto, che da solo perde significato ma lo riacquista nel grande scatolone dei guanti smarriti e ritrovati a scuola a cui mai nessuno pensa: se li accoppi a due a due, anche spaiati, uno di un colore l’altro dell’altro, pur sempre un destro è un sinistro, ancora una volta guanto. E allora sì che tante foglioline a cinque dita, di un verde lana e non più clorofilla e poi di tanti colori altri potrebbero far comodo al sonno, lungo, del grande Bertolt.

Mai avuto per amico un albero? Se si, Bertolt e la piccola ghianda dal grande cervello e il cuore immenso saranno un po’ come te. Se no, adottane uno, perché solo chi ha avuto un albero sa dove trovare il suo guanto smarrito, e anche molto altro.

 

Bertolt
Testi e illustrazioni di Jacques Goldstyn
edito LupoGuido
traduzione Gabriella Tonoli
€16
età di lettura: dai 6 anni