Sport

Biathlon: tutto sullo sport che simula la “caccia sulla neve”

Alessandro Cassaghi
16 Dicembre 2019

Forse sarà capitato anche a voi di imbattervi, intenti nello zapping selvaggio, in gare sportive particolari come il biathlon. In questa disciplina invernale, i partecipanti competono in due specialità contemporaneamente, ossia il tiro a segno e lo sci di fondo. Lo scopo della gara è percorrere nel minor tempo possibile un percorso sugli sci da fondo intervallato da soste in cui lo sportivo tira al bersaglio. Uno sport decisamente sui generis, per cui ora soddisferemo tutte le vostre curiosità!

Le origini dello sport: una tradizione millenaria. Nel biathlon si incontrano due storie millenarie: quella dello sci, visto che i più antichi e rudimentali sci risalgono al settemila avanti Cristo, e quella della caccia sugli sci, della quale abbiamo notizia fin dal terzo millennio avanti Cristo. I primi documenti scritti riguardanti questa disciplina provengono dalla Cina e sono risalenti alla dinastia Han – circa dal 206 a.C. al 220 d.C. – ma ne abbiamo notizia anche dal poeta Virgilio, che descrisse una caccia sugli sci all’incirca nell’anno 40 a.C.

Guerra vera, o simulata? Se le testimonianze della caccia su sci sono antichissime, solamente nel 1199 venne attestata la prima battaglia tra eserciti “su sci”, ossia quella tra le popolazioni della Scandinavia che affrontarono i Vichinghi danesi con l’utilizzo degli sci ai piedi. Da quel momento, gli eserciti scandinavi e russi impiegarono interi reggimenti di soldati sciatori, fondamentali per la loro rapidità. Nel 1521 il futuro re di Svezia Gustavo I comandò le truppe “sciatrici” contro i danesi, e nel 1550 i finlandesi sconfissero i russi, dieci volte più numerosi di loro, soprattutto grazie ai soldati sugli sci.

Fine del 1861: nasce il biathlon come disciplina sportiva. Come spesso accade nel caso degli sport invernali, il biathlon come lo conosciamo oggi nasce in Norvegia, quando nel 1861 venne fondato il “Club fucile e sci” di Trysil. Nel 1895 in Germania presero luogo i primi campionati nazionali di sci militari, mentre nel 1912 in Norvegia si disputò una gara nella quale i partecipanti dovettero percorrere una distanza prefissata e sparare a dei bersagli. In Finlandia, a partire dal 1919, ogni inverno si riunivano duemila persone per le gare di biathlon.

La campionessa italiana: Dorothea Wierer. C’è una ragazza di 29 anni, nata a Brunico, Bolzano, che è la più brava biatleta italiana di sempre: è Dorothea Wierer. È la terza di sempre ad aver vinto in tutte le categorie del biathlon a livello mondiale. Una campionessa bellissima che non rinuncia alla sua femminilità, anche in gara: “Io cerco sempre di curarmi, voglio sentirmi bene e bella quando esco, mi piace truccarmi anche per la gara, fa parte della mia femminilità”, ha detto alla Gazzetta dello Sport. Sempre durante l’intrevista ha raccontato: “Tra i 15 e i 18 anni ero più festaiola, anzi il biathlon veniva dopo… Ma ho già dato. Ora sono più professionale”. Professionale sì, ma senza estremismi: “Non rinuncio a nulla, neanche ai dolci”.

L’evoluzione dei bersagli. Ora tutto nel biathlon è tecnologico, sia i fucili che i bersagli ai quali gli atleti devono sparare. Ma nei primi anni gli atleti dovevano colpire bersagli di carta o palloncini gonfiati ad aria. Questi vennero poi sostituiti da bersagli di vetro, che però erano poco affidabili, visto che si frantumavano più per il freddo che per il proiettile. Nel 1978 ebbe quindi inizio l’era del bersaglio di metallo nero: questo, se centrato, azionava una leva che copriva il bersaglio con una piastra bianca. Un sistema ancora in uso, anche se a partire dal 1989 venne man mano introdotto un sistema moderno computerizzato con bersagli elettronici.

 

 



Potrebbe interessarti anche