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Big Little Lies 2: ecco perché è la serie da vedere ora

Alessia Laudati
2 Luglio 2019

Ambiguità, mistero, sottili dinamiche psicologiche raccontate senza moralismo. Ecco perché Big Little Lies 2 è la serie dell’estate tutta da guardare

Monterey, un paradiso californiano di 30mila abitanti. Acquari, turismo e benessere economico. Andando verso Nord da San Francisco fino a Los Angeles, si percorre l’area della cittadina con a destra l’Oceano Pacifico e a sinistra, verso l’entroterra e il centro città, si può gettare uno sguardo sulle vite intricate e dolenti delle protagoniste di “Big Little Lies 2”. La serie con Nicole Kidman, Meryl Streep, Zoe Kravitz e Reese Whiterspoon, creata da David Edward Kelley e diretta dal canadese Jean-Marc Vallée, già regista di “Sharp Objects”, ha all’attivo due stagioni e va ora in onda su Sky Atlantic.

Ecco 3 motivi per cui non potete perdervela – ma occhio agli spoiler.

Il trauma della violenza domestica mai raccontato così bene. Celeste Wright, il personaggio di Nicole Kidman è quello di una donna sposata con due figli e un marito bello – interpretato da Alexander Johan Hjalmar Skarsgård – quanto violento. Se ti picchia allora lascialo e vattene, perché rimanere insieme ad un mostro? Questo l’appunto più comune che spesso subiscono le donne che affrontano situazioni di questo tipo. “Big Little Lies” invece spiega bene e in molte sequenze (tra cui quelle significative dei colloqui con la terapeuta) l’ambivalenza e la dipendenza di una relazione tossica. Di come esistano dinamiche in cui il senso di colpa e l’inadeguatezza contribuiscano a fare in modo che, nonostante le botte e i colpi, non si riesca a uscire facilmente da legami di questo genere. La serie lo racconta senza moralismi ma con un tono puntuale, drammatico e innovativo.

Il tocco mistery di Jean-Marc Vallée. Sulla carta Monterey potrebbe essere un vero e proprio Eden. Giornate scandite da meravigliosi pranzi vista Oceano, shopping con le amiche e l’unica preoccupazione di dover andare a prendere i bambini all’asilo. Ma poi, proprio all’interno dell’ambientazione rilassata, si insinua una tensione costante e l’impressione che dietro tanta bellezza ognuno nasconda una doppia faccia fatta di perbenismo da un lato, di profonda ipocrisia dall’altro. Un’atmosfera rarefatta dove persino i bambini perdono la loro proverbiale innocenza, che diventa un pretesto ben costruito per un thriller psicologico diretto con mano sicura dal regista di “Dallas Buyers Club”.

Personaggi femminili finalmente tridimensionali. Celeste (Nicole Kidman) è la donna che ha vissuto il trauma della violenza domestica; Jane (Shailene Woodley) uno stupro; Mary Louise (Meryl Streep), new entry della seconda stagione, è una madre che ha perso un figlio e di cui non conosciamo la posizione rispetto alla violenza in famiglia. Madeline e Renata (rispettivamente, Reese Whiterspoon e Laura Dern) chiudono il quadro come personaggi più leggeri ed eccessivi; mentre Bonnie (Zoe Kravitz), donna dall’animo pacato e new age, nel corso della stagione si trasforma in una figura oscura. Tutti questi caratteri femminili non hanno un solo lato ma più sfaccettature che evolvono nel corso delle puntate. Tanto che è impossibile definirle con un solo aggettivo. Ed è bellissimo.



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