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Biscotti della fortuna: sapevate che non sono cinesi? E tutti gli altri falsi miti da sfatare

Giorgia Giuliano
30 Marzo 2020

Scordiamoci i messaggi in bottiglia – specialmente quando abbiamo a che fare con un mare…di cibo cinese. Che si tratti di pranzo o cena, sarà di sicuro dulcis in fundo: il biscotto della fortuna arriva puntuale, rituale e incartato – tanto all’esterno quanto all’interno, piegato in due non per il mal di pancia ma perché ha la pancia piena…di un foglietto bianco che ha sempre la cosa giusta da dire.

All’inizio il biscotto (ha trovato) fortuna negli Stati Uniti. La sua diffusione è tutta farina (zucchero, vanillina, olio o burro) di un altro sacco: quello del popolo cinese. Per quanto le origini del biscotto della fortuna siano in realtà giapponesi – i primi senbei erano infatti prodotti in un panificio di famiglia vicino Kyoto –, a partire dagli anni ’40 sono i ristoranti cinesi ad offrirli a tutti gli americani che mangiano con le bacchette. Una trovata commerciale nella quale però l’occhio americano ci ha visto tradizione; e dal canto suo, la Cina ci ha visto giusto. Insieme biscotto e colpo di fortuna: una fortuna che al giorno d’oggi ne produce 6 miliardi l’anno.

I fogliettini bianchi non si sbilanciano, eppure sembrano sul serio fare un bilancio della nostra vita. Solitamente riportano citazioni di qualche personaggio orientale come Lao Tzu o Confucio, consigli quasi sempre adatti alle situazioni che attraversiamo, pensieri zen e premonizioni, un po’ alla maniera degli oroscopi: le frasi dei biscotti della fortuna ci fanno ben sperare, ci mettono in guardia e ci inducono il più possibile a una riflessione. Al contrario degli oroscopi però i messaggi devono essere destinabili a tutti.

Alcune testimonianze ci dicono che a scrivere le frasi dei biscotti della fortuna per le aziende sono per lo più studenti con la passione della scrittura e che sognano un futuro nell’editoria. Incappare nel fantomatico blocco dello scrittore (o del biscotto) non è per niente cosa dolce. Ma a parte questo, chiunque – per fortuna! – può diventare scrittore di fortuna.