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BlackTwitter, storia di un hashtag che è molto più di un hashtag

Alessia Laudati
24 Settembre 2019

#BlackTwitter: ecco come i social rifiutano i ghetti e abbracciano le comunità

 

Mai sentito parlare di BlackTwitter? L’hashtag è diventato ormai non solo un luogo dei social, ma anche un vero e proprio crocevia culturale e sociale. Con questa espressione si intende la parte di Twitter dove si concentrano le voci di afroamericani e minoranze insieme a tematiche che contraddistinguono questa vasta comunità. Il suo successo è dettato da quello che differenzia un ghetto, ossia uno spazio creato con logiche discriminatorie e coercitive nei confronti di una specifica comunità, da uno spazio libero, regolato da logiche di interesse comune. Le caratteristiche del BlackTwitter sono state riassunte da numerosi articoli e approfondimenti online, ma forse la più importante riguarda proprio il livello di partecipazione degli utenti. In determinati momenti e passaggi complicati per la società americana, come l’attenzione sulle violenze dettate dal possesso di armi, questa forza si è trasformata in un attivismo capace di dare vita a hashtag e campagne come #BlackLivesMatter, dedicata al trattamento discriminatorio della polizia nei confronti dei neri, e #OscarsSoWhite, pensata per sottolineare la scarsa presenza di registi e maestranze di colore agli Academy.

Ma poi c’è anche molto altro. Ossia spazio per i volti, per l’ironia, per la cultura pop. Si parla per esempio molto di capelli: il tema della capigliatura naturale è uno degli argomenti collegati all’identità e alla diversità. E proprio il massiccio interesse su questi thread targettizzati ha creato negli anni una cultura solida e vivace. Tanto che un giornale come BuzzFeed dedica spesso uno dei suoi celebri articoli-liste proprio ai migliori tweet partoriti dal BlackTwitter.

C’è anche un test di ingresso. Nel 2016 un utente lanciò un quiz per capire quanti utenti fossero in grado di rispondere correttamente ad alcune domande. Un esempio? L’identità dei personaggi di “Willy il principe di Bel Air”. #BlackTwitterVerificationQuestions è diventato virale in poco tempo e molti profili si sono misurati con questo test che attingeva proprio a quanto discusso in precedenza nel BlackTwitter.

Anche noi abbiamo provato a rispondere ai quesiti e in molti casi non ci siamo riusciti. Ed è un buon segno. Indica un sapere e una comunità solida e ricca e la possibilità per i social di creare sia aggregazione sia advocacy. Ossia quel processo politico da parte di un individuo o gruppo di persone che mira a influenzare la società e l’allocazione di risorse. Tutto questo ovviamente all’interno del perimetro della black culture. Ci piace.



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